Il Principe delle Stelle (terza fiaba)
Era passato tanto tempo da quando il viandante aveva ricevuto lo scrigno dalla fata, ma non l’aveva mai aperto. Così, un giorno, si sedette sotto un grande albero frondoso, prese la piccola chiave d’oro donatagli dai pesci, che teneva sempre al collo, e la infilò nella serratura. Girò fino a quando lo scrigno non si aprì. Si aspettava di trovare degli oggetti o delle monete e invece fu sorpreso nel vedere soltanto uno specchio incastonato all’interno. Era perplesso, ma poi ebbe un sussulto. Lo specchio, infatti, aveva inizialmente riflesso il suo volto, ma poi erano apparsi degli strani bagliori e la sua immagine divenne sfocata, fino a scomparire. Al suo posto, però, comparvero, sempre più chiari, altri volti e una scena, proiettati in uno spazio e in un tempo indefiniti. D’improvviso, ebbe un tuffo al cuore e riconobbe sé stesso in quelle immagini. Si trovava in una sala illuminata dalle fiaccole, circondato da un gruppo di saggi, mentre prometteva solennemente di svolgere il compito che gli era stato assegnato, con coraggio, dedizione amore incondizionato.
La sua anima era confusa e in tumulto, ancora non comprendeva a fondo ciò che aveva visto. Era come ridestarsi da un lungo sonno. Così richiuse subito lo scrigno e si guardò intorno. Tutto era fermo e silenzioso, all’apparenza non era cambiato nulla, se non nel suo cuore. Il silenzio fu interrotto dal rumore di zoccoli di cavalli, che lo distolsero prontamente da quelle immagini di tempi lontani. Era la carrozza d’oro del re, preceduta e seguita dalle guardie reali, che attraversava velocemente il bosco. Quando passò davanti al viandante, egli riuscì a intravvedere fugacemente il volto triste e pallido della giovane principessa. Rimase colpito da quello sguardo così infelice e si chiese che cosa affliggesse la giovane fanciulla. Lungo il sentiero si fermò vicino a uno stagno, dove volteggiavano delle splendide libellule. Alcune di esse si posarono sul suo capo e gli sussurrarono nell’orecchio: “La tristezza della principessa si diffonde tra le persone del reame e anche noi ce ne accorgiamo. I fiori, gli alberi e anche noi stiamo perdendo vigore ed energia. Devi aiutarci, o viandante”.
Quel canto dolente delle libellule non lo lasciò indifferente e promise con tutto il cuore di aiutare a riportare al più presto gioia e serenità in quel regno. Purtroppo, vide con i suoi stessi occhi gli effetti di quella desolazione: nel bosco, infatti, un velo opaco stava avvolgendo ogni cosa, come in una tela di ragno. “Non c’è tempo da perdere”, si disse e affrettò il passo. A sera, giunse nei pressi del castello e andò nella locanda più vicina, per passare la notte. Giunto nella sua camera, decise di aprire lo scrigno. Lo specchio mandò i consueti bagliori iniziali e poi le immagini divennero nitide. Questa volta mostravano lo spazio infinito, gli astri lucenti, le costellazioni e le galassie e, infine, un luogo meraviglioso, dove le stelle dai mille colori sfavillavano in modo speciale: là c’era un regno e il principe di quel regno, sebbene vivesse circondato da quegli spazi trapunti di luci dorate, aveva lo stesso sguardo triste della principessa. “Ecco perché la fanciulla è così infelice”… disse il viandante, richiudendo lo scrigno.
Il mattino dopo si fece annunciare a corte e chiese di poter parlare con la principessa. In un primo momento, non volevano farlo entrare, il suo aspetto umile e modesto destava diffidenza, ma quando lo sentirono parlare e videro che aveva soltanto buone intenzioni, fu ricevuto nell’anticamera. Entrando, lo sguardo andò subito al grande cannocchiale posizionato alla finestra e, sul mobile, accanto a una miniatura che ritraeva il volto di un bel giovane, era posata una stella d’oro. La principessa ricevette il viandante senza un sorriso e rimase per un po' in silenzio, poi, come se il suo cuore avesse percepito un’onda di energia, si aprì con fiducia e raccontò per filo e per segno la sua storia.
“Una sera ero affacciata al mio balcone. Il cielo era limpido e pieno di stelle lucenti. All’improvviso, vidi una pioggia di polvere di stelle d’oro proprio nel mio giardino e, da questa, prese forma un giovane di aspetto regale. Aveva una stella d’oro in mano e me la donò in segno di amicizia e di amore. Mi disse che proveniva da una galassia lontana, dove era il principe di un reame splendente d’oro e di colori. Da quel giorno non abbiamo mai smesso di incontrarci e le volte in cui non ci vedevamo comunicavamo con il pensiero e rimanevamo sempre uniti.
Qualche tempo fa, mi chiese di diventare la sua sposa e di partire con lui, per andare nel suo reame tra le stelle. Ma non avevo cuore di abbandonare il mio vecchio padre e il mio regno e non ho avuto scelta e, così, da quel giorno, il principe non è più tornato a farmi visita e nemmeno con il pensiero riesco a mettermi in contatto con lui. Il mio cuore è spezzato e non so cosa fare” disse, piangendo la principessa.
Il viandante ascoltò ogni cosa e poi chiese di potersi ritirare per riflettere. Non era un’impresa facile. Tornato alla locanda, andò nella sua camera, si sedette, chiuse gli occhi e chiamò il saggio Maestro per ricevere consiglio. Non passò molto tempo e le parole del maestro risuonarono nella stanza:
Se la principessa vorrà rivedere il suo amato delle stelle dovrà essere disposta ad affrontare un viaggio molto rischioso e pieno di ostacoli, lontano dal suo regno e da suo padre. Potrai accompagnarla in questo viaggio. Anche per te sarà una prova cruciale. Dovrete raggiungere il Ponte del Silenzio, che è sospeso tra cielo e terra. Se riuscirete ad oltrepassarlo, riceverete l’aiuto del vecchio monaco che abita lì, altrimenti andrete incontro a morte certa”.
Il viandante sapeva del pericolo che correvano e si recò, quindi, dalla principessa per raccontarle ogni cosa. Ella fu dapprima molto esitante e spaventata, poi decise di parlare con suo padre. Il re le disse confortandola: “Va, figlia mia, non preoccuparti per me, se guarirai dalla tua tristezza e troverai ciò che cerchi, tutto il reame rinascerà e gioirà per te. Non temere, prendi questo anello, dovunque andrai io sarò con te”.
La principessa prese l’anello del padre e la stella d’oro del principe, poi indossò abiti modesti, per non essere riconosciuta e partì con il viandante. Strada facendo, si rese conto amaramente di come fosse mutato il suo regno, un tempo bello e ridente e ora, invece, trasformato in una distesa desolata e triste. I due non sapevano quale direzione prendere e chiesero al villaggio, se qualcuno avesse mai sentito parlare di quel ponte, ma nessuno ne sapeva nulla. Così il viandante aprì lo scrigno. Questa volta comparvero i volti del Maestro e della Fata, i quali indicarono la stella d’oro del principe come unica guida per raggiungere il ponte. Presa dunque in mano la stella, questa disegnò nell’aria una mappa da seguire. E così, arrampicandosi su per sentieri inaccessibili e dirupi pericolosi, tra rovi e spine, in solitudine, bagnati dalla pioggia e stremati dalla fatica, giunsero finalmente al Ponte del Silenzio. Lo spettacolo era impressionante. Rimasero entrambi ammutoliti. Il ponte era come un filo che congiungeva la terra al cielo e, sotto di esso, si agitava un abisso infuocato e profondo. Il cielo era grigio e l’aria tempestosa. La principessa ebbe un sussulto di paura e stringeva l’anello di suo padre per farsi coraggio. Tentarono quindi di attraversarlo una prima volta, ma furono ricacciati indietro.
Una voce ululante gridò: “Chi non ha cancellato da sé stesso tutti i dubbi e le paure più profonde, di qui non potrà mai passare. Vi saranno concesse solo tre possibilità, oltre le quali precipiterete nell’abisso”. Anche la seconda volta il ponte li respinse. Rimaneva soltanto un tentativo, la principessa era convinta di essere lei la causa del fallimento e lasciò libero il viandante di tornarsene indietro e di salvarsi. Ma egli non l’abbandonò. Il destino li aveva uniti, e anche lui voleva e doveva affrontare la prova più difficile. Così, prima di risalire sul ponte, per l’ultima volta, volle aprire lo scrigno fatato, ma lo specchio al suo interno non rifletté alcuna immagine. Egli capì, dunque, che dovevano far fronte a quel pericolo, da soli.
Malgrado l’atmosfera minacciosa, raccolsero tutto il loro coraggio e, con fiducia e calma interiore, lasciarono andare ogni paura e salirono sul ponte. Man mano che procedevano, sentirono nel loro cuore una forza nuova, che purificò ogni frammento del loro essere e cancellò paure e incertezze. In quell’istante, dagli spazi siderali, giunsero suoni mai uditi da orecchio umano, che li avvolsero come in un turbine. E arrivati dall’altra parte del ponte, il paesaggio che si aprì ai loro occhi era completamente trasformato. Il cielo era limpido e azzurro, l’aria profumata e tutt’intorno si apriva una grande vallata. In lontananza, videro finalmente il rifugio del monaco, vi si diressero e bussarono alla porta. Ad accoglierli benevolmente, nella sua umile dimora, fu proprio un anziano e saggio monaco. Egli si accorse di quanto fossero provati i due e disse loro: “Se siete giunti fin qui, è sicuramente per qualcosa che vi sta molto a cuore”. Il viandante e la principessa gli raccontarono tutta la loro storia. E lui sorrise, ma non disse nulla. Offrì loro un pasto caldo e li fece riposare. Poi disse: “Avete superato la prova più difficile e ora potete accedere ai reami delle stelle, salendo entrambi la scala d’oro. Ma poi le vostre strade si divideranno.
Mio caro viandante, tu hai compiuto il tuo cammino e ti aspettano i sentieri di luce oltre gli spazi infiniti. E tu cara principessa, raggiungerai il tuo amato principe e penserai al destino del tuo regno. Ora andate, e che l’armonia regni per sempre nei vostri cuori”.
Il vecchio monaco fece un gesto con la mano e una meravigliosa scala d’oro apparve ai loro occhi. Salirono uno ad uno i gradini e si trovarono di fronte a un meraviglioso palazzo d’oro. Qui, il viandante prese congedo dalla principessa e le donò lo scrigno fatato. “Ora è tuo, e so che ne farai buon uso”, disse, poi si salutarono.
E tutt’a un tratto, le porte del palazzo si aprirono e apparve il bel principe delle stelle. Era raggiante e felice di riabbracciare la sua amata. L’amore e il sacrificio, che la principessa aveva dimostrato nell’affrontare quella dura prova, meritavano ogni bene. Ora potevano finalmente avere luogo le nozze. La principessa, però, stringeva ancora con apprensione l’anello di suo padre, non sapendo cosa ne era stato di lui. Ma il suo cuore sussultò di gioia nel vederlo arrivare.
Il principe lo aveva invitato alle nozze e fatto trasportare nel suo palazzo sopra a una meravigliosa scia di polvere di stelle d’oro e ora era lì, sorridente e in salute. “Figlia mia, il nostro regno è rifiorito e ora tutto prospera e vive. Potrai tornare ogni volta che vorrai e un giorno erediterai ogni cosa. Sii felice, nel tuo nuovo regno nelle stelle!” disse, abbracciando la principessa.
Dagli spazi infiniti, il viandante guardava estasiato lo splendore di tutti gli astri e, in particolar modo, quello di un nuovo regno, che aveva unito Terra e Cielo.

