Il Libro d'Oro (seconda fiaba)

Un giorno il viandante si trovava in una locanda, al suo stesso tavolo, era seduto un uomo intento a raccontare ai suoi amici la storia di un grande reame tutto d’oro, governato da un re saggio e buono che aveva a cuore il benessere e il destino del suo amato popolo. Questo re era attorniato da sapienti consiglieri, scienziati rinomati e sommi maestri, e in quel reame le leggi erano rispettate, e si viveva in armonia e pace, circondati da tanta bellezza e bontà.

Da qualche tempo, però erano giunte all’orecchio del re delle notizie inquietanti. I suoi messaggeri, che attraversavano sempre il reame in lungo e in largo, avevano visitato un paese, ai confini del regno, dove la gente era diventata pigra e svogliata, dove le case, i giardini e i negozi erano abbandonati e trascurati e, soprattutto, in quel paese, la luce d’oro, presente in tutto il reame, era offuscata e annerita. I messaggeri si chiedevano sbigottiti: “Com'è possibile tutto ciò?”. Così, vennero a sapere che, in quel paese, le leggi del reame, non solo non venivano più rispettate, ma non esistevano proprio più, e questo poteva essere molto preoccupante per la pace e la tranquillità di tutto il regno. Per di più, mentre i più deboli e poveri soffrivano la fame e vivevano nel bisogno, i disonesti avevano portato via ogni ricchezza, per continuare i loro affari altrove.

Molto allarmato, il re convocò i suoi consiglieri, per decidere il da farsi. Furono inviati subito cibo e viveri, per la popolazione bisognosa, servitori e addetti, per riordinare strade e giardini, muratori e pittori, per ridipingere case ed edifici, legislatori e consiglieri, per riattivare le leggi e diritti di ciascuno. E, dopo tanti interventi, finalmente, l’oro di cui era fatto il reame era tornato a risplendere e il paese aveva ripreso a vivere e ad essere florido. Ma, purtroppo, durò poco. Con grande rammarico del re, in poco tempo, ogni cosa ripiombò nel grigiore, nella pigrizia, nella miseria”.

A questo punto, l’uomo che raccontava la storia si fermò un istante, riprese fiato, e poi continuò: “Dovete sapere, che il re decise di emettere un bando in tutto il reame e anche nei reami vicini, che diceva così: “Chiunque sarà in grado di sciogliere l’enigma del paese oscurato ai confini del reame, verrà ricompensato generosamente con oro e riconoscimenti”.

“Purtroppo”, continuò l’uomo, “passarono i mesi, e nessuno si faceva avanti. Quel paese era ormai avvolto da una nebbia densa e scura e, dalla disperazione, gli abitanti si erano rintanati nelle loro case e vivevano di stenti. Anche loro avevano perso le speranze. Purtroppo nessuno sa cosa ne è stato di quel paese e, di certo, il re spera ancora che qualcuno si faccia avanti per liberarlo”, concluse l’uomo.

Quel racconto aveva molto colpito il viandante, che volle subito avere altre notizie.

“Dite, buon uomo, esiste davvero quel reame tutto d’oro? E sapete come posso raggiungere il castello del re?” domandò. “Ma certo che esiste, amico mio”, rispose l’uomo, “oltre quei monti lontani, troverai il reame dorato. Ci vorranno, però, tanti giorni prima di arrivarvi”. “Le distanze non mi spaventano”, disse sorridendo il viandante, “mi metterò subito in viaggio”. S’inoltrò per un sentiero e cammina, cammina, finalmente, arrivò nel reame splendente. Quale meraviglia nel vedere ovunque quella luce d’oro.

Arrivato davanti al portone del castello, le sentinelle gli chiesero il motivo della sua venuta. Ed egli rispose: “Vorrei offrire il mio aiuto per risolvere l’enigma del paese oscurato”. Le sentinelle avvertirono subito il re, che al portone c’era un modesto viandante che chiedeva udienza. Il saggio re rispose: “Ogni ospite è bene accetto nel mio castello, fatelo entrare”. E, così, il viandante fu ricevuto in modo benevolo e cordiale e, finita l’udienza, salutò il re, promettendogli di rimettere a posto le cose in quel lontano paese.

Dopo un po' che camminava, si fermò accanto a un ruscello a riposare. Osservando le rocce vicino alla sponda, notò che erano speciali, a volte diventavano trasparenti e si poteva vederne l’interno, a volte invece, cambiavano colore. Aveva intravisto, tra gli alberi, una casetta abitata e così bussò alla porta, ma nessuno rispose. Bussò di nuovo, e la porta si aprì da sola. All’interno, vide scaffali colmi di ampolle piene di liquidi colorati, grandi sfere di vetro, minerali luminescenti e tanti libri. Ma la sua attenzione fu soprattutto attratta da un vaso colmo di pietre d’oro.

“Sono fatte con l’oro che riveste il reame, prendine una”, disse un’energica voce maschile. Da dietro una tenda uscì un uomo imponente, dalla barba bianca, con uno strano abito di velluto blu, intessuto di minuscoli diamanti. Aveva uno sguardo intenso e i suoi occhi brillarono nel vedere il viandante.

“Grazie del dono”, rispose il viandante, e scelse una bella pietra d’oro dal recipiente e la mise in tasca. Poi, raccontò il motivo della sua venuta. “So già perché sei qui”, disse il Maestro. “Ti aiuterò, e ti rivelerò il segreto del paese che non risplende più, ma sarai tu a doverlo liberare”, disse serio.

“Devi sapere che sotto a quel paese, nelle viscere della terra, c’è un grande sotterraneo; dei malvagi hanno tagliato le radici di tutti gli alberi esistenti e l’aria è diventata irrespirabile e una nebbia densa e scura ha ricoperto tutto l’oro. Oltre a ciò essi si sono impossessati delle ricchezze dei cittadini, per poi fuggire, lasciandoli nella miseria più profonda. L’unico modo che hai di salvare quel paese, è di trovare il Libro d’Oro, con cui potrai liberarlo dalla sua condanna, altrimenti sarà perduto per sempre”. “Per entrarne in possesso, però, dovrai superare delle prove molto difficili e rischiose”.

“Sei disposto ad affrontarle, a costo della vita?” chiese il Maestro. “Sì, certo” rispose il viandante. “Bene, allora dovrai recarti oltre i confini del mondo, fino al Monte di Cristallo. Là salirai fin sulla cima, busserai alla grande Porta e pregherai i Tre Supremi di darti il Libro d’Oro. Se riuscirai nel tuo intento, potrai tornare qui, altrimenti non troverai più la strada del ritorno e vagherai per sempre, senza meta”.

Il viandante non fece domande e partì di buon mattino. Per arrivare al Monte di Cristallo, dovette superare i confini del mondo, dove nessuno era mai arrivato, percorrendo sentieri rocciosi, attraversando spaventosi crepacci e cambiando spesso sembianza fisica. Una volta diventò fuoco, poi goccia, poi albero, finché giunse ai piedi del grande Monte di Cristallo. Era davvero impressionante, tutto fatto di cristallo lucente e liscio. Provò ad arrampicarsi, ma ogni volta scivolava giù. Riprovò e riprovò, tante volte, ma non riuscì a salire. Finché stanco per la fatica, si addormentò. In sogno gli apparve il Maestro, che gli diceva: “Perché temi ancora il tuo potere? Non sai che puoi volare?”.

Il mattino dopo, il viandante prese le sembianze di un uccello dalle grandi ali. “Quale meraviglia potersi librare nell’aria e volare fin sopra al Monte”, disse tra sé e sé. Arrivato in cima, riprese sembianza umana e bussò alla grande Porta di quella dimora solitaria e inaccessibile.



I Tre Supremi risposero:

“Chi arriva fin qui, ha il cuore puro e sacre intenzioni. Parla, che cosa cerchi?” La loro voce sembrava una sola. “O Supremi, sono venuto a chiedervi il Libro d’Oro, per salvare il paese che si è oscurato”. A quelle parole, la grande Porta si aprì e apparvero i Tre Supremi in tutto il loro splendore.

E così parlarono: “ Anima luminosa, riceverai ciò che chiedi, ma ricorda che potrai aprire il Libro d’Oro soltanto una volta e poi svanirà. Se non riuscirai a compiere la tua missione, non avrai altre occasioni. Ora va. Il nostro sguardo ti proteggerà.”

A queste parole, da un fascio di luce, apparve il Libro d’Oro, circondato da un’aura sfolgorante. Per proteggerlo, il viandante lo avvolse delicatamente in una tela e lo mise nella sua bisaccia. Ringraziò i Tre Supremi e, dopo aver ripreso le sembianze di un uccello dalle grandi ali, volò giù dal monte. I giorni passavano e ancora era in cammino. Finché, un mattino, riconobbe da lontano la casa del Maestro. Questi lo lodò per il suo coraggio e lo preparò per l’adempimento dell’ultima prova.

Il mattino seguente, i due si avviarono verso il paese. Man mano che si avvicinavano, furono anch’essi avvolti dalla densa nebbia scura e da un silenzio incombente. Il Maestro accompagnò il viandante fino all’apertura del cunicolo che conduceva al sotterraneo. “Ascolta bene ciò che ti dirò, questa è una prova molto dura. Prendi questa fiaccola, tienila sempre accesa e apri il Libro solo quando arriverai nel punto più profondo del sotterraneo, là dove ci sono tutte le radici troncate. Ricorda, se la paura ti afferrerà, ti perderai e non potrai più uscire di lì ed io non potrò aiutarti. Ora va, sarò qui ad aspettarti”.

Il viandante entrò quindi nel cunicolo stretto e buio, illuminato soltanto dalla fiaccola, e poi cominciò a scendere i gradini, giù, sempre più giù, nelle profondità della terra. C’era silenzio, l’aria era umida e fredda e l’atmosfera pesante. Quando arrivò al punto prestabilito, credette di udire degli strani fruscii e mormorii, come se ci fosse qualcuno, si sentiva osservato, ma non vedeva nessuno. Guardando in alto, lo spettacolo era impressionante, un groviglio immenso di radici troncate, ormai secche, penzolava dalla volta del sotterraneo, una massa informe, che sarebbe crollata da un momento all’altro. Percepì un bisbigliare, poi un soffio spense la fiaccola ed egli si trovò immerso nell’oscurità totale.

Un brivido lo attraversò, non vedeva più nulla. Con gesti lenti e precisi si tolse la bisaccia dalle spalle per prendere il Libro. Ma...non c’era più. “Forse mi è caduto mentre scendevo e non me ne sono accorto?” si chiese allarmato. Di nuovo, fece appello a tutto il suo coraggio. Il tempo passava. In quel mentre, una voce pronunciò queste parole: “Il Libro c’è, ma tu non puoi vederlo, finché non si accenderà la luce sulla tua fronte”. Si ricordò, allora, della pietra d’oro nella sua tasca, la prese e la portò al centro della fronte. Fu come un lampo, la luce d’oro irradiò tutto intorno e poté di nuovo vedere chiaramente ogni cosa. E, come per incanto, anche la fiaccola si riaccese. Il Libro era lì, accanto a lui. Era arrivato il momento di aprirlo. Ciò che accadde dopo, fu talmente strabiliante, da lasciarlo senza fiato. Dal Libro si sprigionarono infiniti e potenti raggi di luce, che si proiettarono come saette sulle morte radici. Colori di incantevoli tonalità e sfumature, si riversarono a pioggia in quel luogo oscuro e inquietante, illuminandolo meravigliosamente.

D’improvviso, ci fu un fragore assordante e il gigantesco ingranaggio delle radici, bloccato da tempo, riprese a funzionare. Fu come un lampo... il Libro si chiuse e sparì. Il viandante, si allontanò allora, rapidamente, per evitare di essere sommerso da quei ceppi enormi in movimento. Aiutato dalla luce della fiaccola, salì con il fiato in gola le miriadi di scale e, finalmente, rivide la luce esterna e il volto del Maestro, felice di vederlo sano e salvo. Il boato si era sentito anche da fuori e ogni cosa nel paese aveva ripreso a vivere e a risplendere. Tutti gli abitanti erano usciti dai loro rifugi e, increduli, si guardavano intorno.

Quel giorno, arrivò anche il re e ci furono grandi festeggiamenti. Egli lodò il viandante per la sua impresa coraggiosa e valorosa, conferendogli i più alti onori del regno e offrendogli oro e terre. Il viandante ringraziò il re e soprattutto il maestro, che lo aveva guidato e sostenuto, ma non volle nulla in cambio. Si tenne soltanto la pietra d’oro del reame. Poi prese commiato e ripartì. Il suo cuore era colmo di gratitudine.



I Maestro

I Tre Supremi

Il Sotterraneo