La Sorgente del Cristallo (prima fiaba)

C’era una volta un viandante, che procedeva lungo un sentiero con la sua bisaccia, con un po' di cibo e il necessario per il viaggio. Doveva attraversare un grande bosco e poi arrivare a un villaggio in cima a una collina. Era quasi il crepuscolo, quando si fermò sotto gli alberi e si sedette vicino a un piccolo ruscello. Aveva sete. Dalle rocce usciva, però, soltanto un filo d’acqua e, a malapena, ci si poteva dissetare. Vide dei pesci che agonizzavano e ne ebbe compassione. “Poveri pesciolini, che cosa ne è stato dell’acqua?”. Con voce fioca risposero: “da molto tempo ormai la fonte è prosciugata, una volta da questo ruscello sgorgava acqua fresca e rigenerante, che portava vita e salute, ora, invece, non ne esce che un filo e anche noi siamo destinati a morire. Se vuoi aiutarci, va alla ricerca della Sorgente del Cristallo e scopri perché non scorre più”. Prima di andarsene, il viandante formò con delle pietre una piccola barriera, affinché la poca acqua che affluiva potesse raccogliersi e dare sollievo ai poveri pesci. Poi proseguì verso il villaggio.



Lungo la strada vide i campi dei contadini ormai spogli e secchi e gli animali che soffrivano per la siccità. Arrivato al villaggio, andò in una locanda e chiese subito all’oste il perché la fonte si fosse prosciugata. “Ormai dalla fonte esce solo un filo d’acqua e non ne conosciamo il motivo”, disse l’oste. “Se ci aiuterai a ridare vita alla fonte, ti ricompenseremo”.



In quel mentre, era entrata nella locanda una donna di età indefinibile, dal nobile aspetto, che indossava un mantello dai colori dell’arcobaleno, con un cappuccio che le copriva la testa, in mano reggeva un cestino di frutti maturi. Fece cenno al viandante di seguirla e quando furono sulla via, ella si scoprì il capo e mostrò una folta capigliatura d’oro, che al sole brillò. “So chi sei e che stai cercando la Sorgente del Cristallo” disse, “ma non è facile trovarla e il cammino è impervio e pieno di ostacoli. Se decidi di metterti in viaggio, ti aiuterò, ma poi dovrai procedere da solo. Ora seguimi”. I due uscirono dal villaggio e salirono su per un sentiero, fino ad arrivare a una casetta in pietra con il camino acceso.



A un primo sguardo sembrava un comune rifugio di montagna, ma entrando, quale sorpresa si svelò agli occhi del viandante: si trovava in una dimora incantevole, luminosa e inaspettatamente più spaziosa di come appariva all’esterno. Ogni stanza era fornita di tutto punto e, cosa ancor più singolare, dalle finestre si poteva vedere, a distanza ravvicinata, ogni più piccolo angolo remoto del cielo e della terra. Egli rimase estasiato. Non fece alcuna domanda, ma capì di essere nella casa di una creatura fatata.



“Dovrai partire di buon mattino” disse la fata. “Prendi questi tre frutti, se ti troverai in difficoltà, tagliane uno a metà e riceverai aiuto. La Sorgente del Cristallo è custodita dal grande guardiano. Per arrivare all’antro della sorgente dovrai superare tre porte. Il guardiano le aprirà soltanto se gli darai la pietra preziosa che corrisponde ad ogni porta. Il rubino, lo zaffiro e lo smeraldo. In ciascuna di queste noci fatate è custodita una pietra, sono tutte uguali e tu dovrai riconoscere quale noce dovrai sfiorare. Ricordati l’ordine delle porte, altrimenti il guardiano ti catturerà e non uscirai mai più. Quando entrerai nell’antro della sorgente, avrai poco tempo per liberare il passaggio dell’acqua, che è ostruito da un’enorme radice, prima che il guardiano torni a chiudere le porte”.



Il viandante ringraziò la fata, prese le noci e i frutti fatati e si mise in viaggio. Camminò per giorni e giorni, salendo sui monti e attraversando pianure e vallate. A un tratto, tanta era la fatica, che ebbe l’impressione di girare a vuoto, di tornare sempre allo stesso punto e di non avanzare mai. Per di più, verso sera, era scesa la nebbia, e dopo pochi passi, non riuscì a vedere più nulla. Rimase fermo e immobile. Decise allora di aprire il primo frutto fatato. Di colpo apparve un grande bagliore e, in men che non si dica, si trovò indosso un mantello intessuto di luce, con cui poté superare la nebbia e ritrovare il sentiero. Trovò poi un riparo per la notte e subito si addormentò.



Il mattino dopo ripartì di buona lena, e dopo pochi passi la strada prendeva una biforcazione. “Da che parte sarà meglio andare?” si chiese perplesso. Stette lì un bel po' prima di decidere. Non voleva sprecare un altro frutto. Osservando meglio i due sentieri e sfocando lo sguardo, si accorse che in uno dei due, la vegetazione appariva più luminosa e rigogliosa e andò in quella direzione.



Infatti, in poco tempo, giunse alla caverna dove il grande guardiano custodiva la sorgente del cristallo. Incuteva timore e non bisognava assolutamente guardarlo nei suoi occhi di brace. Questi si rivolse al viandante e con voce imponente, disse: “Se mi darai la giusta pietra preziosa per ogni porta, allora potrai entrare alla sorgente del Cristallo”. Lì per lì non seppe quale noce sfiorare per prima. Come per il sentiero, sfocando lo sguardo, si accorse che ciascuna noce aveva una sfumatura colorata. Quindi dette prima il rubino, poi lo zaffiro e infine lo smeraldo. Aperte tutte e tre le porte il viandante poté entrare nell’antro della sorgente. Un raggio di luce dorata, che filtrava dall’alto, faceva risplendere il meraviglioso cristallo incastonato nella roccia. Un’enorme radice ostruiva il passaggio dell’acqua e sporgeva in modo rilevante dalla parete rocciosa.



A mani nude, però, non sarebbe mai riuscito a liberarlo. Così tagliò a metà il secondo frutto fatato. Ed ecco che si trovò nelle mani una spada d’argento affilata, con cui tagliò a pezzi l’enorme radice, la estrasse dalla roccia e riaprì il passaggio all’acqua, che ricominciò a scorrere.



In quel mentre, sentì i passi pesanti del guardiano, che tornava a chiudere le tre porte, e con il fiato in gola riuscì a sgattaiolare fuori dalla grotta, prima di rimanere imprigionato. La Sorgente del Cristallo aveva ripreso a scorrere e, pian piano, ogni cosa riacquistava vita e colore. Giù a valle, però, la prosperità stentava ancora a tornare. Il viandante arrivò nelle vicinanze di una piccola fattoria, dove desiderava rifocillarsi e riposare. Il pozzo però era quasi prosciugato e il raccolto misero. Gli occhi tristi di quella povera gente toccarono il cuore del viandante, che decise di tagliare a metà l’ultimo dei frutti fatati. Apparve, allora, una tavola riccamente imbandita, con ogni prelibatezza e ghiottoneria. Finalmente ciascuno poté saziarsi e gioire, dopo i lunghi giorni di carestia. C’erano tante di quelle provviste, che non dovettero più preoccuparsi di morire di fame. Ringraziarono di cuore il viandante, che si rimise subito in cammino verso la casa della fata. Prima, però, passò dal ruscello per vedere come stavano i pesci.



Quale gioia nel trovare, al posto di un rigagnolo, un bel ruscello d’acqua fresca e limpida, dove nuotavano vispi tanti bei pesci. Alcuni di loro emersero dall’acqua e dissero: “Grazie a te, o viandante, tutto ha ripreso a vivere e a prosperare. Ti siamo riconoscenti per averci salvato la vita e vogliamo farti un dono. Ecco una chiave d’oro. La fata ti dirà cosa apre”.



Dopo aver ringraziato i pesci per il loro dono, egli arrivò alla casetta sul sentiero. La fata lo aspettava sulla porta, con uno scrigno in mano. “Mio caro viandante, prendi questo scrigno, qui dentro c’è tutta la tua storia, passata e futura”, disse. “Quando lo desideri, potrai guardarvi dentro e saprai sempre cosa fare. Ti aspettano ancora tante altre prove prima di poter accedere al sentiero di Luce d’Oro, ma sono sicura che le supererai tutte”.



Il viandante si mise al collo la piccola chiave d’oro, salutò la fata e prese la via del bosco. Voltandosi indietro, un’ultima volta, vide che la casetta fatata era sparita."



La Fata

I Pesci