I Tre Sentieri

Dall’alto delle vette immacolate, occhi attenti e saggi osservavano la moltitudine che lentamente attraversava la pianura, per dirigersi verso la grande gola, stretta tra due alte montagne.

Era un luogo molto pericoloso e pieno di insidie. Si sapeva soltanto, che oltre quella gola luoghi sconosciuti e meravigliosi, civiltà nuovissime e progredite, si rendevano visibili ai coraggiosi che erano riusciti a superarla. Mai nessuno, però, era stato capace di varcare quel confine.

Ora, era giunto il tempo in cui bisognava avventurarsi e mettersi alla prova. In questa moltitudine di gente in cammino, viaggiavano tanti tipi di persone. Non c’era un capo o una guida, ciascuno marciava seguendo i dettami del proprio cuore e dei propri pensieri.

Molti si disperavano e procedevano a rilento, lamentandosi e piangendo. Altri imprecavano contro il destino avverso e perdevano tutte le loro energie gridando al vento parole senza fondamento. Altri invece, camminavano in silenzio, sottomessi al peso della situazione, rassegnati, mantenendo però compostezza e silenzio . Altri con il cuore aperto e fiducioso, procedevano sicuri, malgrado il cammino incerto.

Camminavano e camminavano tutti insieme, finché non arrivarono nei pressi della gola. Apparve alla loro vista uno spettacolo impressionante: un passaggio molto stretto si apriva tra due alte pareti rocciose. Il terreno era sassoso e scivoloso e richiedeva un passo stabile e nessun peso sulle spalle. Impossibile da attraversare...come fare…? si chiedevano tutti. Qualcuno tentò di tornare indietro….ma fatto strano, il sentiero era sparito… dietro... il nulla e davanti soltanto la gola. Allora, come per incanto, si aprirono alla vista tre sentieri, uno diverso dall’altro, che avrebbero orientato la scelta. Il primo era pianeggiante, soleggiato, attraversava campi verdi e fioriti e lasciava intravvedere all’orizzonte dei confini raggiungibili. Il secondo appariva impervio e faticoso, saliva verso il monte, portando verso luoghi sconosciuti e temerari. Il terzo era invisibile, solo a tratti mostrava dei confini, e per il resto era un’incognita.

Tra quelli che marciavano nella carovana, molti avevano bagagli pesanti, tante cose inutili, da cui non volevano, però, separarsi. Quelli si affrettarono subito verso il primo sentiero, all’apparenza più comodo e sicuro, portando tutto con sé.

Chi invece non aveva molte cose al seguito ed era allenato e fiero di poter camminare lungo sentieri accidentati e faticosi, scelse di buon grado il secondo percorso e s'incamminò, incoraggiando e istruendo anche gli altri a misurarsi e a salire.

Solo un piccolo gruppo di intrepidi, abbandonò ogni cosa sul ciglio della strada, per prendere la via invisibile, scomparendo immediatamente alla vista di tutti, come inghiottiti da una densa nebbia.

La moltitudine si era così divisa e dopo che ciascuno ebbe preso il proprio sentiero, la strada tornò ad essere una sola.

Dall’alto delle cime invalicabili, solo gli occhi luminosi dei saggi potevano vedere dove portava ciascun sentiero.

Il primo gruppo, felice della facilità del cammino, non si accorse, però, che questo non arrivava da nessuna parte e giravano in tondo, ripercorrendo sempre le stesse zone. Si erano lasciati andare, bivaccavano festosi, lasciando giocare i bambini nei campi, noncuranti del passare del tempo e lentamente scarseggiarono i viveri e i loro pensieri distruttivi cominciarono a logorare i loro cuori. Non capivano come mai, all’esterno tutto era immutato, all’apparenza ogni cosa risplendeva, ma loro non riuscivano a gioirne e penavano e soffrivano. Soprattutto non sapevano in che modo migliorare la situazione, dal momento che videro di nuovo stagliarsi davanti a loro le alte pareti della gola stretta. Avevano avuto un’occasione e l’avevano sprecata.

Il secondo gruppo, più agile e atletico, aveva sopravvalutato se stesso e le sue forze, mettendosi in competizione e gareggiando, invece di procedere gradualmente, aiutandosi reciprocamente. Si aspettavano dei risultati e dei riconoscimenti da quella incredibile ascensione e, invece, dopo ogni salita, ce n’era un’altra e un’altra e capirono, troppo tardi, che quella non era una gara contro gli altri e contro Dio, ma un abbandono e una resa. Non avevano più forze, erano svuotati e anche per loro si ripresentarono le alte pareti della gola.

Il terzo gruppo, stava viaggiando libero da bagagli pesante e aperto all’infinito. Camminavano senza vedere nulla, e il timore iniziale di perdersi, si sostituì a quello della curiosità e della scoperta. La densità della nebbia si era assottigliata e cominciarono ad apparire i contorni di paesaggi verdi, ricchi di acque e vegetazione e abitazioni di nuova e splendente architettura. Guardando indietro, videro delinearsi in lontananza le alte pareti della gola, che erano riusciti a superare, lasciando ogni attaccamento, affidandosi all’ignoto e al loro cuore puro.

Dall’alto delle vette invalicabili, i saggi supremi sorridevano.

© [Anno 2026] Giulia Basili – Tutti i diritti riservati. Questa fiaba è un’opera originale, frutto di ispirazione e meditazione. È protetta dalle leggi sul diritto d’autore. È possibile condividerla solo citando l’autrice e inserendo il link diretto a questo sito: www.paesaggidifiabe.it La riproduzione totale o parziale su altri siti, libri o supporti senza autorizzazione scritta è vietata.