La Tessitrice Cosmica

“Tu conosci, Kapya, quel filo che tiene legati insieme questo mondo, e tutti gli altri mondi e tutte le creature?”(Brhadâranyaka Upanisad (III, 7: 1)

C’era una volta una tessitrice che viveva in un paesino ai confini del mondo. Nella sua casetta spiccava, al centro, un grande telaio di legno circondato da tanti ripiani variopinti, scatole e cassetti, colmi di meravigliosi rocchetti di filo, trecce di lane e cotoni multicolori, bobine di sete pregiate e materiali preziosi di lucente bellezza.

Nessuno sapeva donde arrivassero quelle meraviglie, ma i risultati delle consegne erano stupefacenti. Lavorava incessantemente ed era molto richiesta. Di età indefinita, indossava ogni giorno un abito dai colori cangianti, di singolare creazione e, la sera, anche a tarda ora, la si poteva vedere accanto al lume, a dare gli ultimi ritocchi prima di andare a dormire. Il mattino dopo, ecco pronte le stoffe magnifiche, che nessuno in tutto il reame riusciva a creare. I clienti volevano darle più del dovuto per i suoi lavori, ma lei diceva che era sufficiente quel poco che chiedeva, e non voleva di più. Annotava tutti gli ordini su un quadernino dorato ed era molto precisa, accanto a ciascuno di essi disegnava un abbozzo della trama da preparare, con i colori corrispondenti e, pur non conoscendo personalmente i clienti, sapeva coglierne la loro essenza nascosta.

Ogni trama, infatti, corrispondeva fedelmente alla loro anima e i filati intrecciati con centinaia di colori ritraevano sorprendentemente ogni piega nascosta del loro essere, in ombre e luci. Le stoffe da lei create diventavano bellissimi abiti o tappeti o trapunte e a sentire i commenti dei clienti, da quando facevano acquisti dalla tessitrice, erano migliorate le loro relazioni con i vicini, con gli amici e con i familiari.

Di notte, quando il paesino era addormentato, la tessitrice usciva di casa, faceva pochi passi nel giardino e accendeva una girandola di fuoco, poi innalzandola si faceva portare su su, fino al settimo universo, dove scendeva, spegneva la girandola e, salutando gli abitanti di quel luogo scintillante, si dirigeva verso un’altra casetta, molto simile alla sua, traboccante di strabilianti filati in oro, e altri colori sconosciuti, e, cosa ancor più straordinaria, era vedere che ogni cliente del paesetto aveva il suo ripiano, con la sua trama e il suo tessuto ancora da completare. Alcuni avevano una tessitura appena iniziata, altri ferma a metà, e soltanto quella di pochi era completata. Ma come poteva essere? Sulla terra venivano consegnati rifiniti di tutto punto, e qui no…. La tessitrice conosceva la risposta e voi… come ve la immaginate?

© [Anno 2026] Giulia Basili – Tutti i diritti riservati. Questa fiaba è un’opera originale, frutto di ispirazione e meditazione. È protetta dalle leggi sul diritto d’autore. È possibile condividerla solo citando l’autrice e inserendo il link diretto a questo sito: www.paesaggidifiabe.it La riproduzione totale o parziale su altri siti, libri o supporti senza autorizzazione scritta è vietata.