Pel di Topo, una fiaba inedita dei Grimm
Sfogliando un’edizione tedesca delle fiabe complete dei Grimm, ho scoperto una fiaba che non conoscevo e che appartiene alla prima edizione della raccolta dei Grimm: “Principessa Pel di Topo”. Molte fiabe sono scomparse dalla prima edizione oppure rielaborate e arricchite di nuovi dettagli e descrizioni. Questa fiaba è invece scritta in modo asciutto e scarno, ma porta in sé alcuni elementi su cui riflettere.
Io l’ho tradotta dal tedesco, ma per chi è interessato, c’è il libro “Pel di Topo e altre 41 fiabe da scoprire”, Edizioni Donzelli. Il modello ricalca quello di altre fiabe, dove il personaggio nasconde la sua vera identità regale o personale con una pelliccia di animale (“Dognipelo”, ad esempio, si fa cucire una pelliccia con le pelli di tutti gli animali del regno e fa la sguattera a corte, “Pelle d’Orso” è costretto dal diavolo a coprirsi con la pelle di un orso e a non lavarsi per sette anni, “L’asinello” è figlio di re, ma nasce con la forma di un animale.
La fiaba di Pel di Topo comincia in modo simile alla tragedia del “Re Lear”, il re chiede alle sue figlie di esprimere a parole quanto sia grande il loro amore per lui, e ciascuna risponde in modo diverso. La figlia più piccola irrita il padre con la sua risposta e viene messa al bando. Essa decide quindi di coprirsi con un mantello di pelle di topo e di andare a servizio da un re.
Il tema del coprirsi, del nascondersi è molto interessante e profondo. L’anima non ancora persuasa del suo essere eterna emanazione del Divino, quindi della sua luce, ha bisogno di avvolgersi con pelle di animale, affine al suo corpo fisico terrestre, fino a che la sua essenza splendente non venga riconosciuta e resa manifesta. Il passaggio dalla vita modesta e umile (Dognipelo vive in un misero sottoscala, Pelle d’Orso è tenuto ai margini per il suo aspetto sporco e orripilante, Pel di Topo toglie ogni sera gli stivali al re) a quello del riconoscimento e dello splendore è segnato per tutti da esami di smantellamento dell’egoità, ed esperienze di purificazione e di servizio.
Un percorso iniziatico per l’anima che cerca la sua elevazione nello spirito e che necessita dell’esperienza terrestre per emanciparsi ed evolvere. Gli istinti e le brame (i lati ombra) rappresentati dalle pelli animali avvolgono e circondano l’essere umano (l’anima in cammino) e ottundono la sua capacità di vedere e di agire (la sporcizia sul viso e sul corpo) e solo dopo un periodo di esperienze apparentemente “umilianti” (prove iniziatiche) è possibile far cadere la pelle, e cancellare tutti i segni di “inselvaggiamento” (Pelle d’Orso, ad esempio, appare ancora più bello di prima dopo essersi lavato e rassettato).
Quello che affiora da sotto alla pelle è quindi una sorta di miracolo, uno splendore inatteso e insperato, sia per il personaggio, sia per chi lo incontra non riconoscendolo. Tutti temi presenti anche nella fiaba di Pel di Topo, dove l’animale scelto per coprirsi ha qualcosa di inquietante e respingente.
“Non è un caso che Goethe nel “Faust” chiami Mefistofele “Signore dei ratti e dei topi” dice F. Lenz, ma questo forte legame con la terra può anche avere delle qualità positive e spingere al desiderio di fare il bene per gli altri”. Ecco il testo integrale: “Un re aveva tre figlie. Un giorno volle sapere quale delle tre lo amava di più. Le fece chiamare e pose loro la domanda. La prima figlia disse che lo amava più di tutto il suo regno; la seconda disse che lo amava più di tutte le perle e le pietre preziose del mondo intero. La terza figlia però disse che lo amava più del sale. Il re fu molto irritato da questa risposta, che il suo amore potesse essere paragonato a così piccola cosa, ordinò allora a un servo di prendere sua figlia, portarla nel bosco e ucciderla. Arrivati nel bosco però la principessa implorò il servo di lasciarla vivere; questi che le era fedele disse che mai l’avrebbe uccisa, e disse anche che voleva seguirla e seguire i suoi comandi.
La principessa non pretese nulla all'infuori di un abito fatto di pelle di topo e quando egli glielo portò, vi si avvolse dentro e se ne andò. Si diresse proprio verso il castello di un re che viveva nelle vicinanze. Si fece passare per un uomo e chiese di poter lavorare al suo servizio. Il re accettò e disse che il suo compito sarebbe stato quello di togliergli gli stivali ogni sera che regolarmente finivano lanciati sopra la sua testa. Un giorno il re domandò da dove venisse e lei rispose: “Da un regno dove non si lanciano stivali sulla testa”. Il re restò vigile; finalmente gli altri servitori gli portarono un anello: che Pel di Topo avrebbe perduto, però era troppo prezioso e quindi lo avrebbe rubato. Il re fece chiamare Pel di topo e le domandò donde venisse quell'anello.
A quel punto non poté più nascondersi, si liberò della sua pelle di topo i suoi capelli d’oro le inondarono le spalle. E apparve così bella, ma così bella che il re si tolse immediatamente la corona dal capo e gliela pose sul suo nominandola sua sposa. Alle nozze invitarono anche il re padre d Pel di Topo, il quale credeva che sua figlia fosse morta già da tempo e non la riconobbe. A tavola però gli furono servite diverse pietanze, tutte senza sale; allora si irritò e disse: “Piuttosto che mangiare queste pietanze preferisco morire!”.
Come ebbe pronunciato queste parole, gli rispose la regina: “Adesso non volete vivere senza sale e a quel tempo mi volevate far uccidere perché dissi che vi amavo più del sale! Allora egli riconobbe sua figlia e la baciò e la pregò di perdonarlo e che gli era più caro l’averla ritrovata che il suo regno e tutte le perle e le pietre preziose del mondo.”