Le Scarpe Logorate dal Ballo

“C'era una volta un re che aveva dodici figlie, una più bella dell'altra. I loro dodici letti erano insieme in una sola stanza, e, quando andavano a dormire, la porta veniva chiusa con il catenaccio. Tuttavia, ogni mattino, le loro scarpe erano logore a forza di ballare, e nessuno sapeva dove andassero e come facessero a uscire. Allora il re pubblicò un bando: chi fosse riuscito a scoprire dove le principesse ballavano di notte, ne avrebbe avuta una in isposa, e sarebbe diventato re dopo la sua morte; ma chi si fosse presentato, e dopo tre giorni e tre notti non avesse scoperto nulla, ci avrebbe rimesso la vita.”Si tratta di una fiaba molto intensa, vivace e anche misteriosa e avvincente, fin dalle prime righe. C’è un mistero incomprensibile da risolvere. A un primo sguardo si osservano tematiche riconducibili a comuni atteggiamenti dei giovani di ogni tempo: stati di ebrezza, sfrenatezza, occultamento della verità al proprio genitore, tentazioni, vita notturna sregolata. L’aspetto ombra è piuttosto “compulsivo” e ripetitivo e “logorante”, come le scarpe al mattino. Sappiamo che ogni elemento della fiaba, anche gruppi di elementi, come in questo caso le 12 principesse, sono sempre parti non integrate di un’unica anima. Il numero dodici (presente anche in altre fiabe dei Grimm, I Dodici Cacciatori, I Dodici Fratelli) è considerato il più sacro tra i numeri, insieme al tre e al sette. Esso indica la ricomposizione della totalità originaria. Indica la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e armonia. Numero che indica anche trasformazione e prove iniziatiche difficili. Abbiamo dunque uno stato molto confuso e disordinato iniziale dell’anima, quantunque foriero di allegria e turbamenti, che deve essere ricondotto all’equilibrio originario e all’armonizzazione.

“Chi “consuma” ogni notte le sue scarpe, di giorno non può procedere con fermezza e sicurezza. Poiché chi nel sonno si perde troppo nei mondi “astrali”, corre il rischio di non avere più le forze per i suoi compiti terrestri. In questa fiaba ci viene descritto una condizione dell’anima, molto più estesa di quanto non si immagini, poiché può ascriversi anche a chi apparentemente assolve ai suoi compiti terreni. Essa è veramente presente con tutte le sue forze psichiche? Compenetra il suo agire terreno con linfa vitale?” (R. Mayer, Die Weisheit der Deutschen Märchen, La saggezza delle Fiabe Tedesche). Come si risolve questo stato? Una prova non facile e rischiosa viene richiesta ai candidati che desiderano mettersi alla prova.

“Non passò molto tempo che si presentò un principe; fu bene accolto e la sera fu condotto in una stanza che si trovava di fronte a quella dove dormivano le dodici principesse. Là era preparato il suo letto, ed egli doveva fare bene attenzione a dove andassero a ballare; e perché‚ non potessero fare nulla di nascosto, o uscire da un'altra parte, la porta della sala fu lasciata aperta. Ma il principe si addormentò e al mattino, quando si svegliò, tutt'e dodici erano state a ballare, perché‚ le scarpe erano là con le suole bucate. La seconda e la terza notte trascorsero come la prima, e così gli mozzarono la testa. Dopo di lui ne arrivarono molti altri che tentarono l'impresa, ma ci rimisero tutti la vita.”

Questi sventurati principi non comprendono a fondo la pericolosità della prova, forse pensando che a un’anima “principesca” tutto può riuscire. E invece sono proprio quelle qualità dell’anima, ossia esperienza vissuta, semplicità d’animo, capacità di far fronte costruttivamente agli eventi traumatici della vita, incarnate nella figura del soldato, a ricevere immediato aiuto spirituale.

“Ora avvenne che un povero soldato, che era stato ferito e non poteva più prestar servizio, si trovò sulla strada che menava alla città dove abitava il re. Lì incontrò una vecchia che gli chiese dove andasse. -Non lo so bene neanch'io- rispose il soldato -ma mi piacerebbe diventar re e scoprire dove le principesse consumino le scarpe. - Non è poi così difficile- disse la vecchia -non bere il vino che ti portano la sera, e fingi di essere profondamente addormentato.- Poi gli diede una mantellina e disse: -Quando l'avrai addosso, sarai invisibile, e così potrai seguire furtivamente le dodici fanciulle-. Dopo aver ricevuto questo buon consiglio, il soldato prese la cosa sul serio; si fece coraggio, andò dal re e si presentò come pretendente. Fu accolto bene come gli altri, e gli fecero indossare vesti regali. La sera, quando fu ora di coricarsi, lo condussero nella sua stanza, e quando stava per andare a letto, la maggiore delle principesse venne a portargli un bicchiere di vino. Ma egli si era legato una spugna sotto il mento, vi lasciò colare il vino e non ne bevve una goccia. Poi si coricò e dopo un po' si mise a russare come se dormisse profondamente. Le dodici principesse l'udirono, si misero a ridere e la maggiore disse: -Avrebbe anche potuto risparmiare la sua vita!”

L’aiutante spirituale è una vecchia che svela al soldato come aggirare l’ostacolo del vino e rimanere desto senza farsi accorgere. Non bere, mediante uno stratagemma, il vino offerto, e la mantellina che rende invisibili, sono i due accorgimenti da seguire. Il tema del bere, dell’ebrezza e quindi dell’uso degli alcolici è un’immagine molto sapiente dietro la quale si cela una domanda profonda:

“Come è possibile rimanere desti nell’addormentarsi, per osservare i processi misteriosi che accadono durante il sonno? Bisogna imparare, suggerisce la vecchia, a non godere dell’essere ebbri, offerto ogni sera dalle forze della natura fisica. Occorre quindi allenare l’anima a sottrarsi all’effetto di stordimento (vino) che nell’addormentarsi scorre verso la testa. Il soldato liberatosi quindi delle forze terrene deve destarsi su un piano più elevato e con gli strumenti a sua disposizione (mantellina) muoversi nei regni dell’anima” (R. Mayer, Die Weisheit der Deutschen Märchen).

“Poi si alzarono, aprirono armadi, casse e cassoni e ne tirarono fuori vesti sfarzose; si agghindarono davanti allo specchio, e saltavano dalla gioia pensando al ballo. Soltanto la più giovane disse: -Non so, voi siete felici, ma io sento qualcosa di strano: sicuramente ci succederà una disgrazia-. -Sei un'oca che ha sempre paura di tutto! - esclamò la maggiore. -Hai forse già scordato quanti principi sono stati qui inutilmente? Al soldato non avrei neanche avuto bisogno di dare qualcosa per dormire: tanto non si sarebbe svegliato comunque. - Quando furono tutte pronte dettero un'occhiata al soldato, ma egli non si era mosso, ed esse credettero di essere proprio al sicuro. Allora la maggiore si avvicinò al suo letto e vi picchiò sopra: subito il letto sprofondò e si aprì una botola. Il soldato le vide scendere l'una dopo l'altra, e la maggiore in testa.

Non c'era tempo da perdere: si alzò, mise la mantellina, e discese anch'egli, dietro alla minore. A metà scala, le pestò un poco la veste, ed ella si spaventò e gridò: -C'è qualcosa che non va: mi trattengono per la veste! -. -Non esser così sciocca- disse la maggiore -ti sei impigliata a un uncino. - Scesero fino in fondo e, quando furono là sotto, si trovarono in uno splendido viale, dove tutte le foglie erano d'argento, luccicavano e sfavillavano. Devi procurarti una prova." E spezzò un ramo; allora si udì un grande boato provenire dall'albero. La più giovane tornò a gridare: -C'è qualcosa che non va: avete udito il rumore? Non era ancora mai successo! -. La maggiore rispose: -Sono spari in segno di gioia, perché‚ presto avremo liberato i nostri principi."

"Poi giunsero in un viale dove tutte le foglie erano d'oro, e infine in un terzo dove erano di puro diamante; in ognuno il soldato spezzò un ramo, e ogni volta si udì un boato che fece trasalire la più giovane delle sorelle; ma la maggiore continuava a dire che erano spari in segno di allegria. Poi proseguirono finché‚ arrivarono a un grosso fiume, dove si trovavano dodici navicelle, e in ognuna c'era un bel principe: avevano aspettato le dodici principesse, e ciascuno ne prese una con sé, mentre il soldato si sedette accanto alla minore. Il principe disse: -Mi sento più forte che mai, eppure la barca oggi è molto più pesante, e io devo remare con tutte le mie forze-. -L'unica ragione possibile è il gran caldo- rispose la più giovane -anch'io sono accaldata! - Sull'altra riva c'era un bel castello tutto illuminato, dal quale proveniva un'allegra musica di tamburi e di trombe. Remarono fin laggiù, vi entrarono e ogni principe danzò con la sua amata. Anche il soldato ballò con loro, invisibile; e se una teneva in mano un bicchiere di vino, quando lo portava alla bocca egli lo vuotava; la minore si spaventò anche stavolta, ma la maggiore la faceva sempre tacere. Ballarono fino alle tre del mattino, quando le scarpe furono logore, ed essi dovettero smettere".

Si apre uno scenario meraviglioso. Le immagini della dimensione astrale sono coinvolgenti. Le foglie degli alberi sono d’argento, d’oro e di diamante (ricordano un po' le immagini del giardino meraviglioso di Aladino) i bei principi sulle navicelle, la musica di trombe e tamburi e la danza frenetica. L’anima ha dei sussulti di coscienza (la sorella più giovane) ma non vuole cedere all’ebrezza e all’incanto (la maggiore), ma il processo di risanamento è già in atto, a sua insaputa (il soldato, invisibile, ha con se le prove di essere entrato in quell’universo di energie cosmiche e le porta in superficie, nel mondo terreno, i tre rami e il bicchiere).

“I principi riaccompagnarono le fanciulle oltre il fiume, e il soldato questa volta si mise davanti, accanto alla maggiore. Giunte a riva, esse si accomiatarono dai loro principi e promisero di tornare la notte seguente. Quando arrivarono alla scala, il soldato corse avanti e si mise nel suo letto, e quando le dodici principesse giunsero stanche, camminando a passettini, egli russava di nuovo forte, sicché‚ esse dissero: -Quanto a lui, possiamo stare tranquille-. Poi si tolsero i bei vestiti, li portarono via, misero le scarpe logore sotto il letto e si coricarono. Il mattino dopo, il soldato non volle dire nulla, perché‚ intendeva assistere di nuovo a quella strana faccenda; così andò con loro anche la seconda e la terza notte. E tutto andò come la prima, e ogni volta ballarono fino a romper le scarpe. La terza notte, però, egli si portò via un bicchiere come prova. Quando venne il momento di dare una risposta, egli prese con sé‚ i tre rami e il bicchiere e andò dal re, mentre le dodici fanciulle se ne stavano dietro la porta ad ascoltare quel che avrebbe detto.

Quando il re domandò: -Dove hanno logorato le scarpe le mie dodici figlie? - egli rispose: -Ballando con dodici principi in un castello sotterraneo-. E gli raccontò ogni cosa, mostrando le prove. Allora il re mandò a chiamare le figlie e domandò se il soldato avesse detto la verità, ed esse, vedendo che erano state scoperte e che negare non serviva a nulla, confessarono ogni cosa. Poi il re domandò quale volesse in moglie. Egli rispose: -Dato che non sono più giovane, datemi la maggiore-. Così le nozze furono celebrate quello stesso giorno, e gli fu promesso il regno alla morte del re. I principi invece furono nuovamente stregati per tanti giorni, quante erano le notti in cui avevano danzato con le dodici principesse.”

In questa tipologia di fiaba “ci viene descritta la prova della volontà. Dato che si tratta di trovare le forze attive e cosmiche presenti in altre dimensioni che consolidino l’incarnarsi dell’essere umano” (R. Mayer, Die Weisheit der Deutschen Märchen).

Le immagini che la fiaba esprime per descrivere ambiti spirituali spesso inconoscibili o raggiungibili solo per alcuni istanti sono sempre incantevoli e soprattutto precise. Il linguaggio spirituale in esse contenuto è stato e sempre sarà efficace e diretto.