La Vecchia nel Bosco
Gli elementi di questa fiaba, non molto nota dei Grimm, sono di forte impatto emotivo e la sua drammaticità la rendono ricca di simbologie e di immagini toccanti. Si parte, dunque, da una spaventosa scena di vita reale, molto probabile in quei tempi, ossia l’assalto dei briganti alla carrozza dei viaggiatori. Non si tratta certo dei goffi briganti della fiaba, I musicanti di Brema, bensì di feroci assassini, che uccidono tutti i passeggeri, tranne la piccola servetta, che riesce, miracolosamente, a mettersi in salvo.
Cosa deve affrontare l'anima in questa fiaba? “Essa viene gettata nel mondo, nella solitudine della separazione da Dio”, dice E. Storck, e, in effetti, un evento così tragico, di cui oggi siamo testimoni, ad esempio, negli attentati o nelle aggressioni, ci appare come una vera e propria separazione dalle forze superiori. Caduta, gettata in un mondo insensato, la servetta (l’anima) spaventata si nasconde e trova rifugio sotto un albero (forze vitali).
"Misera me, che farò mai? Non so come fare a uscire dal bosco, qui non ci sono case, e io morirò certo di fame!" Andò qua e là cercando una via, ma non riuscì a trovarla. Quando fu sera, si sedette sotto un albero, si raccomandò a Dio, e pensò di rimanere là e di non muoversi più, qualunque cosa accadesse”.
La paura, la morte, lo sconforto, la solitudine schiacciano l’anima, ma essa trova ugualmente la forza di ricordare la sua provenienza e di affidarsi al divino creatore. La provvidenza si prenderà cura di lei e penserà al suo bene. Verso sera, nel passaggio dalla veglia al sonno, nella soglia tra vita e morte, compare, infatti, il bianco colombo, messaggero angelico, che porta conforto e salvezza (ricordiamo anche la colomba di Noè, oppure Enea, che trova il ramo d’oro con l’aiuto di Venere, che manda due colombe a indicarglielo, o infine la colomba, che si posa su Gesù, quando viene battezzato dal Battista).
Simbolo d’amore e di purezza, al bianco colombo della fiaba viene concessa, solo per poche ore, questa sembianza, per poi ritornare ad essere albero. Seguono una serie di elementi simbolici molto importanti: ben tre piccole chiavi d’oro che aprono i tre alberi, il pane e il latte, gli abiti regali e sfolgoranti di pietre preziose, il letto comodo per riposare. L’albero protegge, nutre, consola e permette anche di vivere in pace:
“Ella si avvicinò all'albero, lo aprì e trovò una scodellina di latte e pane bianco da inzuppare; così poté mangiare a sazietà. Quando si fu sfamata, disse: "Questa è l'ora in cui i polli, a casa, vanno a dormire. Io sono così stanca! Potessi coricarmi anch'io nel mio letto!" Allora ritornò il colombo, portando nel becco un'altra chiavetta d'oro e disse: "Apri quell'albero laggiù, e troverai un letto." Ella lo aprì e trovò un bel lettino bianco; pregò il buon Dio di proteggerla durante la notte, si coricò e si addormentò. Al mattino tornò il colombo per la terza volta, portò un'altra chiavetta e disse: "Apri quell'albero laggiù: troverai dei vestiti." Quando ella aprì, trovò dei vestiti ornati di oro e pietre preziose, così belli che neanche la figlia del re li aveva. Così visse per qualche tempo, e tutti i giorni veniva il colombo e le procurava tutto il necessario; ed era una vita tranquilla e felice”.
L’antico albero del Paradiso offre ciò di cui abbiamo bisogno, l’anima vive nella riappacificazione con il mondo superiore e sperimenta la pace. In questa trasformazione interiore, è, proprio, “grazie a quel viatico (cibo, vesti e denaro), che la fanciulla trova la forza di aiutare il colombo e intraprende coraggiosamente il cammino che porta alla casetta della vecchia” (Storck).
Come nella fiaba, Jorinda e Joringhello, l'ombra rappresentata dalla figura della vecchia è potente e satanica e solo il cuore puro e umile e il non attaccamento alla materialità permettono alla fanciulla di rispondere alle forze oscure tenendole a bada, mentre la tentano e la mettono alla prova. Tra tutti gli anelli luccicanti e seducenti, lei deve scegliere quello più semplice e meno sfarzoso.
“La fanciulla andò così alla casetta ed entrò; là c'era una vecchia che fece tanto d'occhi al vederla e disse: "Buon giorno, bimba mia." Ma ella non le diede risposta e andò verso la porta. "Ehi, dove vai?" gridò quella e l'afferrò per la sottana, cercando di trattenerla. "Questa è casa mia, e nessuno può entrarci se io non voglio!" Ma la fanciulla continuava a tacere, si liberò e andò difilata nella stanza. Là, sul tavolo, c'era una grande quantità di anelli che splendevano e luccicavano sotto i suoi occhi; ella li sparpagliò cercando quello liscio, ma non riusciva a trovarlo”.
Questa scelta, così come ogni scelta coraggiosa e rischiosa, porta alla liberazione e alla salvezza. Il punto di partenza della fiaba è quello di un grande sacrificio, ossia l’essere costretti a lasciare sicurezza, certezze e affetti, per vivere soli alla mercé degli eventi, scaraventati in un mondo crudele e senza senso. Tutti noi siamo liberi di scegliere come superare questa condizione, ma se scegliamo di essere sempre in contatto con la nostra essenza divina, allora ci verrà data la chiavicina d’oro, che apre alla speranza, alla compassione, alla comunione e alla salvezza. La bellissima immagine dell’abbraccio finale dei rami, che diventano braccia è il conforto dell’anima. L’antico albero della Vita diventa umano abbraccio, portatore di amore, protezione e liberazione:
“La fanciulla si appoggiò a un albero per aspettarlo; ed ecco le parve che l'albero diventasse morbido e flessuoso, e chinasse i suoi rami. E, d'un tratto, i rami la strinsero, ed erano due braccia; e quando ella si guardò attorno, l'albero era un bell'uomo, che l'abbracciava e la baciava teneramente” ...
La servetta (l’anima in servizio) incontra un re (lo spirito), e non cedendo alla tentazione provocante della materialità, e fidando nella saggezza del cosmo, per liberare sé stessa, scioglie ogni cosa dalla sua distorsione (incantesimo) e può ricongiungersi con lo spirito e acquisirne le sue ricchezze (il nuovo regno).
“Poi se ne andarono tutti insieme nel suo regno, poiché egli era il figlio di un re; si sposarono e vissero felici”.