La Regina delle Api - L'Anima pietrificata
In alcune fiabe accade che la prova da superare porti a un irrigidimento del personaggio, tale da non permettergli più di agire, di esistere e la sua vita si paralizza. Egli si trasforma in pietra, in statua senza vita. Non viviamo anche noi talvolta questo stato d'animo? E come vi abbiamo contribuito?
Tra le fiabe dei Grimm, “La Regina delle api”, descrive in modo molto preciso questo processo di pietrificazione. Qui ne fanno le spese i due fratelli invidiosi, dissoluti e incoscienti, che rappresentano parti dell'anima ancora ottuse, rozze e materiali. Mentre il terzo fratello, l'energia d'amore purificata e compassionevole “manifesta nel suo atteggiamento la giusta saggezza del cuore” (R. Meyer), e potrà quindi ricevere l’aiuto necessario.
In questa fiaba la pietrificazione è già avvenuta in partenza, l'effetto è subito visibile, infatti:
“I tre fratelli arrivarono a un castello: nelle scuderie c'erano soltanto dei cavalli di pietra e non si vedeva anima viva”.
Nella sua chiarezza e precisione la fiaba descrive, appunto, quelle figure o parti dell'anima, che manifestano principalmente un'ombra di avidità, cattiveria e invidia, e aggiungerei che hanno perso il contatto con la luce e sono in balia delle forze oscure. Di solito, non è il protagonista ad esprimere queste caratteristiche, sebbene tutto riporti sempre a lui, poiché nelle fiabe ogni aspetto del Sé viene rappresentato da un personaggio o un animale.
Anche l’eroe, il Grullo, giunge quasi al limite di dover anche lui pietrificarsi, riuscendo, però, a superare la prova, grazie ai tesori interiori disponibili di cui dispone la sua coscienza molto evoluta e agli aiuti superiori.
È il suo cuore puro, caldo, gentile e caritatevole con gli umani e con le creature dell’universo, a dargli gli strumenti per vincere l’irrigidimento totale dell’essere. La sua umiltà, gli permette di ricevere il sostegno necessario per affrontare le difficoltà e i rischi e anche per salvare altre persone in pericolo o gli stessi che hanno causato disagio e dolore (come, i fratelli invidiosi).
Là “nelle sue profondità, nel castello pietrificato, si nasconde un mondo regale e sano. In quell’alloggio solidificato e senza vita c’è da riconoscere la natura luminosa della materia, il fondo dorato della materia. A chi è in grado di penetrare l’oscurità del corporeo viene donato l’oro della saggezza” (A. Schult).
Occorre un processo di liberazione dall'indurimento dell'anima alimentato dalla materia e dalle sue basse frequenze, che assale gli esseri umani (attualissimo) e la ricerca di una nuova spiritualizzazione della materia, cioè nel dare un nuovo senso alla vita terrena. Le forze dell'anima paralizzate e fredde come la pietra, non hanno più accesso al luogo sacro (il castello), temporaneamente sotto incantesimo.
Sembra proprio l'immagine di ciò che stiamo vivendo attualmente.
Ma cosa vuol dire diventare di pietra?
Che non siamo più in contatto con la nostra essenza e con il mondo, che siamo separati totalmente, allontanati, dalla fonte della vita e dal calore del contatto. Che il nostro livello di consapevolezza è prigioniero di una materia inerte e priva di amore. L’energia non riesce, quindi, a trovare un varco per farci rinascere. E così ci esauriamo, ci spegniamo, senza alleati, né sostegni esterni o interni. (i fratelli infatti soccombono subito)
Cosa può salvarci? La fiaba indica saggiamente quale sia la nostra fonte di salvezza: le forze sacre e spirituali contenute negli Elementi, nella Terra (formiche) nell'Acqua (anatre) e nella Luce (api) insieme alla loro energia unificante e collaborativa. Sono soprattutto gli insetti sociali a vivificare solidarietà e convivenza intelligente e produttiva, che ci ricorda anche il nostro sistema cellulare, governato dalla sapienza cosmica: tutte le cellule al servizio dell’Io, dell’Uno.
In questa fiaba, come in tutte, del resto, ogni parte, simboleggiata da un personaggio, è al servizio del “Grullo”, l’ingenuo dal cuore puro, il risvegliato al mondo divino. Gli elementi si congiungono per sostenere e salvare l’Io spirituale integrando anche le sue incompletezze:
“Allora l'incanto svanì, ogni cosa fu liberata dal sonno e chi era di pietra riacquistò la forma umana.”
Solo un'energia libera dall'ego e pervasa di amore incondizionato può trasformare e redimere le parti di noi discese agli “inferi” (i due fratelli) sebbene anch'esse di origine divina (sono principi).
E la libertà che è offerta dall'apertura del cuore, fa progredire rapidamente l'anima e il grullo da principe diventa sposo e poi re, cioè unifica in modo integrato e perfetto anima e Io superiore rappresentata dalle nozze regali.
Sorprendente in questa fiaba, a differenza di altre, dove il male o il negativo viene punito, anche ai fratelli è dato di sposare le principesse, di essere perdonati e nascere a nuova vita. Poiché La potenza della luce, e quindi della coscienza universale rappresentata dalle Api (le sacerdotesse evolute dei culti di Demetra e Artemide, venivano chiamate le “Api) è come un fascio fotonico che azzera le negatività e innalza la frequenza di rinascita.
E in questa celebrazione delle Api, vorrei aggiungere questo bellissimo estratto di R.M. Rilke (un anno prima della sua morte):
“Il nostro compito è quello di compenetrarci così profondamente, così dolorosamente e appassionatamente con questa terra provvisoria e precaria, che la sua essenza rinasca invisibilmente in noi. Noi siamo le api dell’invisibile. Noi raccogliamo incessantemente il miele del visibile per accumularlo nel grande alveare d’oro dell’Invisibile”(dalla lettera al suo traduttore polacco Vitold von Hulevicz del 13 novembre 1925).
Questa fiaba, continua ogni volta a sorprendermi e permette un tale approfondimento, che anche dopo giorni emergono significati importantissimi per l'evoluzione interiore e il progresso sociale.