La Pioggia di Stelle

È una fiaba tra le più spirituali, occorre meditarla bene per assorbirne completamente tutti i singoli passaggi, prima di narrarla o rappresentarla. Le figure sono dolci e fanno tenerezza, il paesaggio volge verso la notte, nel fitto bosco, ma poi c’è la grande luce delle stelle. Con l’aiuto del testo di A. Schult (La Saggezza Misterica delle Fiabe) e quello di F. Lenz (Il Linguaggio Immaginativo delle Fiabe) è possibile orientarsi nel significato profondo di questa piccola fiaba.Descrive il percorso di un’anima eletta, che restituisce al piano fisico tutti i suoi corpi, così come sono stati coltivati durante la vita terrena (testa-berrettino, le facoltà intellettive e pensanti, “la sfera di Mercurio”, busto-giubbetto, il sentire,” la concezione dell’amore terreno trasformato in amore celeste; la sfera di Venere” gli arti-gonnellina, “le azioni, il volere, con cui ci si inserisce nella vita, la sfera di Marte”.

Mediante il sacrificio delle forze dell’anima, Pensare, Sentire e Volere, spiega Schult sono donati al cosmo, alle creature incontrate in quella dimensione di passaggio tra la terra e il Cielo. Nel profondo del bosco, la fanciulla cammina ed ecco sopraggiunge l’ultimo dei bambini “bisognosi”, a cui lei dona incondizionatamente qualcosa di sé, la sua camicina, “ciò che le era più legato, la camicina intessuta di fili del destino, il corpo del destino”. Alla fine della vita terrena ci si spoglia di tutto, si lasciano i vari corpi, fisico ed eterico e invece ciò che siamo diventati in pensieri, sentimenti e sostanza dell’essere lo portiamo nell’altra dimensione. L’anima qui descritta è pronta, è “buona e pia”; rimane nuda di fronte al mondo spirituale, portando solo ciò che le appartiene da sempre.

È l’inverso di ciò che accade a Goldmarie nella fiaba La Signora Holle, che tornando sulla terra viene premiata per la sua dedizione e devozione e sotto al portone, simbolo del passaggio dall’aldilà al mondo terreno riceve una pioggia d’oro che la ricopre tutta. In questa fiaba, la fanciulla, ovvero l’anima purificata, “liberata dal karma” e colma di francescana compassione, lasciando il mondo terreno riceve come premio dal Cielo, dai pianeti lucenti, una pioggia di luce dorata. “Fai un passo verso Dio e lui ne farà cento verso di te” risuona nei nostri cuori. La stessa F. Lenz suggerisce che questa fiaba “potrebbe avere origine dal cerchio dei mistici, come Meister Eckhart o Johannes Tauler, del XIII-XIV secolo” che così insegnavano: “O uomo, più doni più diventi ricco”.

Il testo di Schult termina con il bellissimo canto di Dante che attraversa l’Empireo insieme a Beatrice e vede la Rosa dei Beati, così la fanciulla della fiaba si appresta a ricevere sfavillante luce divina:

“così mi circunfulse luce viva

e lasciommi fasciato di tal velo,

del suo fulgor, che nulla m’appariva

Sempre l’amor che queta questo cielo,

accoglie in sé con sì fatta salute,

per far disposto a sua fiamma il candelo”

Parafrasi: “Così fui avvolto da una luce vivissima, che mi fasciò di un velo tale col suo fulgore ch’io non vedevo altro. L’amore che rende quieto questo Cielo accoglie sempre l’anima che vi entra con questo saluto, per adattare la candela alla sua fiamma (per disporre alla visione divina)”.