La Chiave d'Oro

“I fratelli Grimm, che erano ancora a conoscenza del significato mitico contenuto nelle fiabe, pensarono di non svelarne, per il momento, il loro tesoro di contenuti misterici. Riguardo a questa situazione completarono la loro raccolta con una fiaba dal titolo: “La chiave d’oro”. Prendendo in considerazione questa fiaba poco appariscente comincia a levarsi di fronte a noi il mondo di immagini piene di saggezza della vita degli spiriti elevati: la saggezza celeste delle fiabe popolari tedesche, che ci rispecchiano il mistero di Dio, della terra e dell’uomo.” (A. Schult, La saggezza misterica delle fiabe)



LA CHIAVE D’ORO

Una volta, d’inverno, che c’era la neve alta, un povero ragazzo dovette uscire e andare a prendere la legna con una slitta. Quando l’ebbe raccolta e caricata, era così gelato che pensò di non tornar subito a casa, ma di accendere un fuoco e di scaldarsi un po’. Spalò la neve, e mentre sgombrava il terreno, trovò una piccola chiave d’oro. Pensò che dove c’era la chiave doveva esserci anche la serratura; scavò in terra e trovò uno scrigno. “Purché la chiave vada bene! Pensò: nello scrigno ci sono certo cose preziose”. Cercò, ma non c’era nessun foro; alla fine ne scoprì uno, ma così piccolo, che lo vedeva appena, provò: la chiave andava benissimo. La girò; e adesso dobbiamo aspettare che abbia aperto del tutto e sollevato il coperchio: allora sapremo che meraviglie c’erano nello scrigno.

Cosa vuole dirci questo minuscolo racconto? Non è forse indicativo di un percorso interiore di ricerca? Di conoscenza? Disciplinato e faticoso? Quali sono gli elementi di questa fiaba? Non sono forse tutte parti di noi? Cosa ci dicono i vari passaggi? Immaginiamo il paesaggio, i colori e il personaggio, come se dovessimo raccontarla con parole nostre, o prima di metterla in scena.

Ciascun elemento corrisponde perfettamente a un nostro stato interiore, noi siamo il povero ragazzo infreddolito, solo e povero. Noi siamo il gelo, la neve alta, siamo la legna, la chiave d'oro e anche la cassettina. Seguiamo ogni passaggio con attenzione, visualizzandone e vivendone, prima l’immagine, e poi dandole un significato.

C’è tanto freddo e la neve è alta, è necessario scaldarsi al più presto, per resistere al gelo che ci paralizza, ma la legna non è a portata di mano, occorre trovare una slitta per arrivarci.

Una parte di noi, ancora giovane, inesperta, povera, e gelata, in crisi, lontana da una Fonte di calore. Essa esprime quindi un bisogno profondo, esistenziale, da soddisfare, che non è a portata di mano, ma che è assolutamente necessario per rimanere in vita.

Prima di tornare alla quotidianità abituale, “a casa” (coscienza ordinaria, al conosciuto), la giovane anima decide, quindi, quale sia la sua priorità: attivare una fiamma, accendere un fuoco (è il fuoco sacro). È dunque il primo risveglio della coscienza.

Per accendere il fuoco, per scaldare e illuminare, è necessario fare spazio, “sgombrando” il terreno, togliendo i primi strati accumulati e induriti. E già dopo questa prima attivazione motivata interiore, avviene una scoperta importante: dentro di noi c'è qualcosa di molto speciale: una piccola chiave d’oro. Un minuscolo oggetto prezioso, d'oro appunto, che apre qualcosa di altrettanto prezioso. Una piccola chiave, che ci viene donata proprio per sopperire alle difficoltà della vita, al vuoto e al gelo dell’anima. È la nostra scintilla divina, sempre presente in noi, ma spesso non lo sappiamo. Sì, ma una chiave ha bisogno di una serratura. Ci interessa procedere? Cercare? Faticare? La curiosità mette in moto il pensiero. Cosa richiede questa scelta? Un atto decisionale. La volontà di “scavare in terra”, in profondità, per poter avanzare, con la fiducia di trovare un tesoro. Potremmo anche non trovarlo mai (“purché la chiave vada bene!”) e rimanere con quella chiave in mano. Quali segreti si nascondono nelle profondità della terra? Le nostre origini sacre?

Talvolta, stanchezza, pigrizia, scoramento potrebbero impossessarsi di noi e rallentare il processo di ricerca. Il giovane della storia non pensa più al freddo, a scaldarsi, perché la ricerca porta ancora più calore nel cuore, che si purifica e si libera dai pesi. La pazienza e la fiducia, vere e proprie virtù dell'anima, spingono a cercare, avendo nel cuore la fede consapevole di trovare “una serratura” da aprire. Ed ecco apparire la cassettina, il minuscolo foro della serratura (la via stretta), l'atto di volerla aprire a tutti i costi pur di trovare un “tesoro”.

Non sappiamo cosa troveremo, ma quella disposizione d’animo alla meraviglia e alla curiosità crea le condizioni per guardare dentro alla “cassetta- fiaba”, dentro di noi, “allora sapremo che meraviglie c’erano nella cassetta”.

Quando apriremo sarà il tempo giusto per comprendere il messaggio della fiaba. Avremo preparato il nostro essere interiore a ricevere qualcosa di “sconosciuto” e che va oltre il visibile e che sicuramente consente di superare quel “gelo” iniziale e quella mancanza di calore.

Se perdiamo il nostro centro o siamo nel disagio della vita, apriamo un libro di fiabe, non uno qualunque, ma quello in cui troviamo fiabe che nascano da vere esperienze trascendenti e spirituali, e rispondano alle nostre domande più profonde. Allora troveremo conforto e verità e avanzeremo con maggiore fiducia e svilupperemo qualità di amore e creatività.

Mettiamoci alla ricerca della nostra chiave d'oro interiore e il mistero della vita, celato e protetto dentro quella cassettina antica, si svelerà e brillerà di luce e saggezza, così come la fiaba...