La Casa del Bosco

Secondo G. Bufalo, nel suo libro, Le Fiabe, Percorsi iniziatici ed insegnamenti esoterici, “la fiaba che più ci è piaciuta da bambini e che attirava maggiormente la nostra attenzione racchiude in sé il nostro progetto d’Anima e le caratteristiche relative al nostro bagaglio karmico.Nella fiaba preferita da piccoli, si nascondono profonde Verità, che possono svelarci importanti indicazioni circa l’essenza Vera delle cose e degli accadimenti che caratterizzano le dinamiche della nostra vita. Il bambino, attraverso la fiaba, riscopre inconsciamente le tappe che dall'infanzia lo porteranno a diventare adulto, ritrovando la consapevolezza del percorso che dovrà fare, per superare tutti gli ostacoli che da adulto si presenteranno lungo il Sentiero della realizzazione interiore.

Le fiabe servono quindi al bambino per collegarsi con la propria Anima”.È come se nella fiaba scoprissimo man mano dei richiami, dei segni, dei rimandi a qualcosa che ci riguarda molto da vicino e che riguarda il nostro compito di Anime in cammino. Il loro linguaggio va interpretato e interiorizzato per poterne cogliere il messaggio. Esse, “rappresentano, in chiave simbolica, tutto il lavoro che ogni “uomo risvegliato” deve compiere per elevare e trasmutare la propria personalità, o ego, o io inferiore. Esse manifestano le intuizioni che i propri scrittori hanno potuto attingere dal mondo delle Idee, un Mondo Spirituale che è parte integrante di quella Patria Celeste dalla quale tutti proveniamo”.

Una fiaba dei Grimm a me cara per le sue atmosfere e la presenza di animali, è “La casa del bosco”. Già le immagini racchiuse nel titolo evocano tanti possibili scenari, colori, ricordi d’infanzia e illustrazioni bellissime. In più, ciò che il titolo non rivela, è che si tratta di una fiaba sugli animali e di quanto sia fondamentale rispettarli e curarli amorevolmente per operare in sé grandi trasformazioni, così come avviene della casetta del bosco, alla fine trasformata in reggia. Ma ciò si scopre man mano che il racconto si snoda e gli elementi basilari nell’interpretazione delle fiabe secondo canoni spirituali e profondi ci sono tutti: il luogo naturale, vale a dire il bosco, il luogo fisico, ossia la casa di un taglialegna al margine di un bosco solitario e la struttura familiare: madre e tre sorelle.

Poi c’è “l’altra” casa, non la "capannuccia" iniziale, questa ha le finestre illuminate si trova nel profondo del bosco, dove tutte e tre le sorelle arrivano essendosi sperdute, è una casa che si può intravvedere solo di notte e dove le tracce per arrivarvi si cancellano ripetutamente.

In questa casa vi abita un vecchio canuto con la barba lunghissima in compagnia di tre animali: una mucca, un galletto e una gallinella. Ecco lo scenario, magico, come sempre, arricchito dalla presenza di queste creature, animali da fattoria, che amiamo per la loro simpatia e umiltà:“E quando ella aprì, vide un vecchio canuto, che sedeva davanti alla tavola col volto appoggiato fra le mani, e sulla tavola gli fluiva la barba bianca, e poi ricadeva quasi fino a terra. Accanto alla stufa c’erano tre animali, una gallinella, un galletto e una vacca pezzata”.

Così come nei Musicanti di Brema, dice R. Geiger nel suo testo "Märchenkunde", anche in questa fiaba le persone che arrivano alla casetta vengono vagliate dagli animali e con una simpatica filastrocca i quattro dialogano per decidere il da farsi. Arriva la sorella maggiore e chiede alloggio per la notte:

“L’uomo disse: Pezzata vaccherella, e tu mia gallinella, mio bel galletto, presto, che dite voi di questo? – Tuc – risposero gli animali; e certo voleva dire: “Non abbiamo niente in contrario”, perché il vecchio proseguì: - Qui la roba non manca: và in cucina e prepara la nostra cena. In cucina la fanciulla trovò di tutto in abbondanza e preparò una buona cena, ma non pensò alle bestie. Portò in tavola una terrina colma, sedette accanto all’uomo canuto e mangiò da cavarsi la fame. Quando fu sazia, disse: adesso sono stanca; dov’è un letto, in cui possa coricarmi e dormire? – Le bestie risposero: Con lui solo hai mangiato, con lui solo hai bevuto, a noi non hai pensato: poi ci dirai se il letto ti è piaciuto”.

L’egoismo della ragazza, la sua indifferenza e disinteresse per quelle creature affamate verranno punite dal vecchio, al momento di coricarsi: “Ma dopo un po’, il vecchio giunse, le accostò la candela per guardarla e scosse la testa. E quando vide che dormiva profondamente, aprì una botola e la lasciò cadere in cantina”.

Anche per la seconda sorella accade lo stesso e finisce in cantina.

La terza sorella, a detta del padre, “buona e obbediente” e che “terrà la strada giusta e non andrà a zonzo come quelle sventate delle sue sorelle, è l’anima pura e compassionevole, che non rimane sorda al “Tuc” degli animali, anzi “accarezzò il galletto e la gallinella passando con la mano su quelle piume lisce, e solleticò fra le corna la vacca pezzata”. Avviene il contatto con il mondo animale, un contatto intenso e amorevole. Infatti, la fanciulla si accorge della loro fame e dice: “Io mi caverò la fame e queste buone bestie non avranno nulla? Fuori c’è tanta roba: prima penserò a loro”. e soltanto dopo si siede a tavola.

Gli animali non chiedono, aspettano di essere accolti e accuditi nei loro bisogni più profondi: cibo, amore e rispetto. Ed ecco che in quel momento anche nella consueta canzoncina si avverte il cambiamento: “Con noi tutti hai mangiato, con noi tutti hai bevuto, a noi tutti hai provveduto, buon risposo hai meritato”.

L’anima ha reso il suo servizio e ora tutti quanti possono riposare in tranquillità. Interessante notare, dice R. Geiger, come l’elemento nuovo della trasformazione generale sia proprio quel “noi” detto alla fine del pasto dalla fanciulla agli animali “Non andiamo a riposare?”. Non c’è più esclusione degli animali ma integrazione e riconoscimento. E come in un congegno, tutto si mette in moto e nella casa comincia ad operare un mutamento, anche rumoroso, che parte fin dalle fondamenta: “si sentiva scricchiolare e strepitare in tutti gli angoli, la porta si spalancò e sbatté contro il muro, le travi traballarono come lì lì per sfasciarsi, pareva che la scala precipitasse, e alla fine ci fu uno schianto come se crollasse il tetto”.

La forza dell’amore disinteressato per questi animali e la priorità data loro permettono lo sciogliersi dell’incantesimo e finalmente quando “la chiara luce del sole la risvegliò”, ovvero l’elevato livello di coscienza raggiunto dal superamento della prova, le è permesso di contemplare lo splendore e la magnificenza della nuova dimensione nella quale si trova:

“alle pareti fiori d’oro di ergevano su uno sfondo di seta verde, il letto era d’avorio e la coperta di velluto rosso e su una sedia lì vicino c’era un paio di pantofole trapunte di perle.

Il risveglio spirituale è totale in questa fiaba, forze animali e umane trascendono mostrando ciascuna la loro vera essenza. I tre animali, incarnano i servitori dell’uomo eletto, il principe, anch’esso sottoposto a una dura prova, vale a dire trovare “una fanciulla così buona da mostrarsi amorevole non soltanto con gli uomini, ma anche con le bestie”.

E dalla lunga barba bianca del vecchio, che ormai gli arrivava ai piedi, possiamo immaginare quanto tempo sia passato prima di poter incontrare una forza del cuore (la terzogenita), così compassionevole e buona.

E ad essa ben si addice per concludere, la citazione di Kant: “Puoi conoscere il cuore di un uomo già dal modo in cui egli tratta gli animali”.