Il Principe Senza Paura: L'Anima alle prese con il conflitto
La fiaba dei Grimm, "Il Principe senza Paura", descrive un percorso sconvolgente e commovente, che possiamo collocare in un momento, come quello attuale, in cui i nostri punti di riferimento esterni sono caotici ed è necessario rivolgerci all’interno. L’io, in cammino (il principe), che qualità porta? Egli, spinto da un desiderio di conoscenza, lascia il regno di suo padre (eredità – passato - vecchio ordinamento) e avendo nel suo baule interiore la qualità spirituale elevatissima di “non avere paura di nulla”, decide così:"Me ne andrò per il mondo in modo da non annoiarmi, e vedrò ogni sorta di cose”. Così risponde al gigante che lo fronteggia: “Babbeo, credi forse di essere l'unico a possedere delle braccia robuste? Io so far tutto quel che mi piace! Quasi con spavalderia risponde ancora, “mi parrebbe proprio strano se non riuscissi a cogliere la mela! “Vedrai se non mi lasceranno entrare!” “Oh, è riservato a me- disse il principe - io ci riuscirò!” Il principe, che non conosceva slealtà...”Per affrontare gli eventi e le prove della vita c’è bisogno di curiosità, spregiudicatezza, fiducia in sé stessi, rettitudine e forza d’animo.
Tutto ciò permette al principe di affrontare inizialmente con successo la prova contro il gigante (la potenza del mondo materiale) ma poi avviene l’irreparabile. Quella forza materiale così potente, alla quale molto spesso ci sottomettiamo, porta via al principe la capacità di una chiara visione ed egli diventa cieco.
Giunge, come in ogni fiaba, un aiuto, una nuova forza, raffigurata dall’immagine del leone, che è già presente nell’anima del principe stesso. Si tratta di una dote innata che lo guida e lo protegge dal male: è la forza dello spirito solare, che lo salva dall’abisso e dalla morte. Le forze del cuore (leone) lo guidano a:
“un ruscello di acqua curativa, di vita eterna e immortale; qui viene reso partecipe di un’illuminazione spirituale. Un uccellino, come spesso nella fiaba, rappresenta il messaggero del divino, e porta l’annuncio della nascita dello spirito” (Schult).
Il principe “comprese che si trattava di un segno divino” (…) e ringraziò Dio per quel miracolo e continuò a girare il mondo con il suo leone”...
La potenza che sostiene il principe è la profonda consapevolezza di un mondo superiore, sempre presente, soprattutto in situazioni così estreme. L’Io evoluto e guidato da principi elevati (il principe) affronta progressivamente le prove ultime di purificazione, che lo portano, fino a un passo dalla morte e dall’annientamento. I passi finali di ogni evoluzione, comportano, inevitabilmente, pericoli di vita, insidie e “contagi” individuali. La principessa, (l’anima) diventata nera a causa dell’incantesimo, (si è contaminata) gli chiede: “Devi passare tre notti nel salone del castello incantato, senza che nel tuo cuore entri la paura. Se sopporterai senza un lamento le torture che ti faranno, sarò libera; non potranno comunque toglierti la vita-. Disse il principe: -Tenterò con l'aiuto di Dio: non temo nulla a questo mondo. Così entrò allegramente nel castello, si sedette nel salone e attese che si facesse notte.”
L’anima umana integra non si sottomette passivamente al potere coercitivo dell’oscurità, ma forte della protezione della Luce, e impavida, fronteggia il male.
Il principe è un Io che ha lavorato a lungo per trasformare la sua interiorità, altrimenti non potrebbe mettersi così semplicemente al servizio del bene, rischiando la vita. Il suo cuore è completamente purificato, è limpido e trasparente come un cristallo. Niente potrà mai incrinare quella lucentezza.
Ciò che accade in quelle tre notti è terribile e spaventoso. Solo a immaginarlo vengono i brividi.
È la notte dell’anima, la lotta più temibile e angosciante contro le potenze sataniche. La descrizione è di grande effetto:
“Lo trascinarono a terra, lo pizzicarono, lo punzecchiarono, lo picchiarono e lo torturarono, ma egli sopportò tutto senza avere paura e senza un lamento.” Ma ben presto si scagliarono sul principe e lo picchiarono con violenza, molto più crudelmente della prima notte, sicché il suo corpo era pieno di ferite. Ma poiché egli sopportò tutto in silenzio, dovettero lasciarlo;” “Lo punsero e lo picchiarono, lo gettarono di qua e di là e gli tirarono braccia e gambe, come se volessero squartarlo. Ma egli non diede un lamento e non ebbe paura, e si consolava pensando che tutto ciò sarebbe passato e che la fanciulla sarebbe stata liberata dal maleficio”.
Sappiamo bene, che il momento attuale prima o poi passerà, e lascerà certamente i suoi segni, proprio come nel principe, ma se la paura non ci dominerà e se il nostro pensiero continuerà ad essere orientato verso la “liberazione dal maleficio”, ossia la liberazione dalle energie negative del nostro sé inferiore, egoico e condizionato, per poter servire altre dimensioni, ne usciremo vivi e per sempre purificati.
“Nelle tre notti che passerà vegliando, egli libererà i tre arti costituivi umani dalle potenze luciferiche; i poteri inferiori nell’ambito della sfera fisica, animica e spirituale vengono consumati. Dopo la prima notte “egli notò che i suoi piedi erano diventati bianchi”, dopo la seconda notte, “egli vide con gioia che era diventata tutta bianca, meno la punta delle dita” e dopo la terza notte vide “la fanciulla, bianca come la neve e bella come il sole”. (Schult)
Le ferite del principe vengono ogni volta lavate dalla fanciulla con l’acqua della vita, l’acqua benedetta che già lo aveva guarito dalla cecità. In questo rinnovato Battesimo “l’innocenza del cuore e la purezza del sentire dell’anima cancellano l’oscurità delle forze inferiori” (Storch).
Quella fonte di vita è dentro di noi, e spesso ce ne dimentichiamo.