Il Bosco nelle fiabe: Luogo di prova, trasformazione e catarsi
Cosa sarebbe una fiaba senza il bosco? Quale luogo migliore per affrontare paure, conflitti, dilemmi e trovarne la soluzione. Quale migliore paesaggio animico può rappresentare il nostro inconscio, la soglia tra veglia e sonno, l’incontro con i nostri lati oscuri (la strega, l’orco, il lupo, il nano cattivo, la maga…) se non un ...bosco? Entrare e uscire da un bosco significa trovarsi di fronte a eventi misteriosi e sconosciuti alla coscienza che richiedono un tempo (anche lungo) per poter essere elaborati e portare frutto anche a costo di sofferenze e dolori (I Sei Cigni).“Chi entra nel bosco di fiaba, entra anche nel suo bosco interiore che rappresenta un’immagine del suo inconscio. Nel bosco convivono fianco a fianco minaccia e sicurezza, soccorritori benevoli che aiutano a superare la mancanza di amore agendo a fianco della magia dannosa della strega o della ferocia brutale dei briganti. Nel bosco si compie un tempo di prova e una metamorfosi a un nuovo livello di maturità” (Bernd F.W. Springer, “Il bosco nelle fiabe dei Grimm”).Quasi in tutte le fiabe il bosco è dunque una presenza fissa, un luogo di passaggio o di permanenza inevitabile; in alcune è fatto risaltare in modo particolare, addirittura già nel titolo: La Vecchia nel Bosco, La Casa del Bosco, I Tre Omini del Bosco. In altre, esso è luogo di sopravvivenza e apprendistato a lungo termine (Il Rugginoso), o prigionia e sottomissione, che si trasforma poi in liberazione e ricchezza (Hänsel e Gretel, Jorinda e Joringhello, Pollicino), o protezione, nutrimento e metamorfosi finale (Fratellino e Sorellina, I Sei Cigni, Biancaneve).
La ricerca di un bosco, nella realtà, non è come la ricerca di un parco o di un giardino, la percezione che ne abbiamo è, a mio avviso, quella di un luogo di confine, tra il certo e l’incerto, tra l’incanto e la sorpresa, circondati da presenze, dove ci si può anche perdere: “nel più fitto del bosco”, recita appunto la fiaba di Hänsel e Gretel e anche di Pollicino. Ma è proprio in questo luogo, e non in altri, che accadono eventi e incontri sorprendenti, come alberi che aprono le loro porte per donare nutrimento, un letto per riposare e abiti principeschi, nella fiaba La Vecchia del Bosco, o i meravigliosi fiori multicolori che Cappuccetto Rosso non riesce a smettere di raccogliere per farne bellissimi mazzolini da portare alla nonna, o le splendide fragole, che I Tre Omini del Bosco, fanno apparire in pieno inverno alla fanciulla buona.
Così come “l’appetitosa” casetta da mangiare che attira Hänsel e Gretel nella zona della strega, o il castello stregato con la principessa da liberare, o il nano cattivo che sparge le sue gemme splendenti al sole, rivelano esperienze di trasformazione interiore che solo in questo ambito possono essere compiute. Nella fiaba il bosco ha ancora un’anima, è vivo e abitato, e per l’appunto l’albero assume funzioni molto particolari nella fiaba, “può addirittura sopravvivere a un essere umano, nella fiaba L’Osso che Canta, c’è un albero che cresce sulla tomba di un assassinato e con il suo legno viene intagliato un flauto che rivela il nome dell’assassino e lo fa condannare.
In Cenerentola, il ramo piantato sulla tomba della madre diventa un albero mediante il quale la defunta mantiene il suo abbraccio materno protettivo intorno alla povera orfana. L’albero rappresenta in questo caso un alter ego del defunto. Il suo tronco nodoso è spesso l’ingresso verso un misterioso mondo ultraterreno” (H. Dose, articolo sul quotidiano di Brema).
Nel bosco sono presenti anche gli aiutanti benevoli che portano aiuto e risoluzione. Una volta entrati nel bosco, ogni ricerca deve trovare la sua ragione d’essere e ogni risorsa personale viene messa alla prova affinché si possa poi uscire dal bosco e cominciare una nuova vita completamente trasformati (Hänsel e Gretel, la povera servetta ne La Vecchia del Bosco) realizzando il proprio destino.
Friedel Lenz, nel suo libro “Il Linguaggio Immaginativo delle Fiabe”, nella parte dedicata alla simbologia della fiaba, spiega come i paesaggi sono immagini dei mutevoli ambiti dell’anima e nello specifico, il bosco, “è quell’ambito in cui la vita vegetativa delle forze di crescita agisce con immensa abbondanza. Si tratta di un luogo di confine tra mondo sensibile e mondo spirituale. Qui la natura istintiva può prendere il sopravvento, qui si cercano percorsi di evoluzione, ci si può perdere, ma anche trovare la giusta via. Il bosco è immagine di uno stadio interiore ambivalente, che ogni ricercatore spirituale deve attraversare”.
La magia presente nel bosco è impagabile e ricca di sollecitazioni e fantasie. Attraversare un bosco silenzioso, permette di ascoltare la preghiera che quegli alberi maestosi rivolgono ogni giorno al Cielo. Proprio l’albero assume funzioni importanti nelle fiabe: Famosa e sempre intensa citazione, quella di Henry D. Thoreau: “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”. (Walden, ovvero Vita nei boschi)”.