Paura e Pericoli - Storia di un Uomo che andò in cerca della Paura - I Tre Capelli d'Oro del Diavolo
Un sentimento così primordiale e potente come la paura, che serpeggia sotto varie forme e reazioni in tutti noi, compare anche nelle fiabe. Bambini e adulti possono beneficiare, a questo proposito, di grandi suggerimenti per affrontarla, facendo tesoro delle importanti risposte, risorse e risoluzioni in esse contenute.
Non sono molte le fiabe dei Grimm sull’argomento, ma quelle di cui parleremo, esprimono, a mio avviso, una grandiosità illuminante e sono:
Storia di uno che andò in cerca della paura, Il Principe senza Paura (di questa fiaba vi è uno studio a parte, nella sezione Fiabe dei Grimm, e I Tre Capelli d'Oro del Diavolo.
Daremo ovviamente solo degli spunti di riflessione, ma sono fiabe da leggere e rileggere a fondo, per godere a pieno dei contenuti e delle atmosfere davvero speciali.
Alcune di esse sono da narrare ai bambini al momento giusto e nell’età adeguata, accompagnandole con riflessioni e condivisioni, ma non sono di certo da scartare, anzi, da tenere pronte e da utilizzare come tema di discussione e di interesse. È infatti molto importante parlare ai bambini, a vari livelli, della paura, di ciò che comporta e come superarla, sebbene le condizioni da affrontare siano pericolose o insidiose, mantenendo attiva l’intelligenza, l’ascolto, la creatività, la compassione e il coraggio. Come fanno, appunto, i personaggi di queste fiabe.
Sebbene essi appaiano già forniti, in partenza, di grandi virtù, non sono esenti dal dover affrontare prove molto difficili, eventi gravosi, spesso vicini alla morte. La particolarità del loro modo di reagire ed affrontare paure e pericoli, che rappresentano poi l’aiuto che la fiaba ci fornisce, si manifesta con la sicurezza, la presenza di spirito e una spiccata forza di volontà.
Cosa o chi li sostiene? In che cosa credono? Cosa li spinge ad affrontare pericoli, oscurità e a lottare contro demoni feroci? Come sempre rifletteremo su qualche elemento.
Nella fiaba, “Storia di uno che andò in cerca della paura”, il protagonista è un soggetto davvero particolare, che decide volontariamente di andare a cercare quelle esperienze, che finalmente lo mettano a confronto vero con la paura, anzi nello specifico, che gli facciano venire, la “pelle d’oca”; anche qui abbiamo il solito castello, luogo di iniziazione alle prove di coraggio, con le tre notti canoniche: “nelle vicinanze c'era un castello fatato, dove si poteva imparare benissimo che cosa fosse la pelle d'oca, purché‚ ci si vegliasse tre notti. A chi aveva tanto coraggio, il re aveva promesso in isposa sua figlia, la più bella fanciulla che esistesse al mondo. Nel castello erano inoltre celati dei favolosi tesori custoditi da spiriti, e sarebbero diventati di proprietà di chi avesse superato la prova. Già molti erano entrati nel castello, ma nessuno ne era uscito”.
Com’è prevedibile, nelle tre notti fatidiche, il protagonista ne vedrà di tutti i colori:
“grossi gatti neri si avvicinarono d'un balzo e gli si sedettero ai lati guardandolo ferocemente con i loro occhi di fuoco”, “un mezzo uomo cadde dal camino urlando e gli piombò davanti”, “sei omacci che portavano una cassa da morto, e un uomo, che era più grosso di tutti gli altri e aveva un aspetto terribile; ma durante tutta questa sfilata, sebbene egli si addormentasse,
“rimase sempre interiormente desto, il rimanere desto spiritualmente mentre il corpo dorme mostra la chiara coscienza di chi cerca costantemente di porre la chiarezza del suo pensiero in armonia con il mondo divino” (Storck).
La fiaba termina, in modo quasi umoristico, con una sorta di “purificazione con l’acqua”, ad opera della cameriera della principessa (cfr. l’importanza della figura del servitore/ancella, nell’avanzamento spirituale del protagonista) infatti:
“Di notte, mentre il giovane re dormiva, sua moglie gli tolse la coperta e gli rovesciò addosso il secchio pieno di acqua gelata con i ghiozzi, cosicché‚ i pesciolini gli guizzarono intorno. Allora egli si svegliò e gridò: "Ah, che pelle d'oca, che pelle d'oca, moglie mia! Sì, ora so cos'è la pelle d'oca."
La via della purificazione conduce all’illuminazione e alla presa di coscienza di cosa sia l’esperienza della paura. “La fiaba illustra come l’essere immerso nell’acqua dell’elemento fisico - i processi corporei e vitali – così come sono stati vissuti nelle tre notti nel castello – vengano santificati mediante uno spruzzo di acqua in cui vi sono dei pesci. Il pesce è qui archetipo di purezza, di innocenza, di Cristo stesso. È l’acqua della vita che porta alla rinascita dell’essere umano” (E. Storck).
Nella fiaba, I Tre Capelli d’Oro del Diavolo. Il protagonista, come rilevavo in precedenza, è anch’esso ben equipaggiato, ovvero nasce con “indosso la tunica della fortuna”. Che cosa vuol dire questo?
Sembra sia che il detto abbia origini antichissime, legato ai neonati di famiglie ricche che facevano indossare una camicina dopo il parto o dopo il Battesimo per contraddistinguerne la sua provenienza sociale e quindi una buona sorte assicurata. Più moderno è il significato medico di un evento raro, nascere con il sacco amniotico ancora addosso, a protezione del feto.
La fiaba ci risponde così: “uno così avrà fortuna, qualsiasi cosa faccia”. Il bagaglio individuale (karmico) di questo protagonista è molto favorevole. Ma questo non gli toglierà le prove difficili, infatti, fin dalle prime vicende si troverà in varie situazioni di pericolo.
Abbandonato da neonato in una scatola galleggiante (simile al destino di Mosè), finisce, però, in mani caritatevoli e cresce, “pieno di virtù, oppure, quando da adolescente si perde nel bosco e arriva alla casa dei briganti, viene salvato da una vecchia, che intercede per lui. In tutto questo egli reagisce senza battere ciglio:
“Povero ragazzo, disse la donna, "tu sei capitato in una casa di briganti, e quando tornano ti uccideranno". “Succeda quel che vuole”, disse il ragazzo, “non ho paura; ma sono così stanco che non ne posso più”. Si sdraiò su una panca e s’addormentò. Egli, dunque, non fugge dal suo destino, e “dorme il sonno degli innocenti. (R. Geiger).
In tutta la fiaba le sue qualità vincenti, nell’affrontare paure e pericoli, saranno proprio la “fiducia, l’assenza di paura e la sicurezza interiore e il non essere aggrappato alla vita solo per paura di perderla” (Geiger).
“Il re sperava di riuscir così a disfarsi di lui per sempre. Ma il figlio della fortuna rispose: “Bene, andrò a prendere i capelli d’oro: non ho paura del diavolo”.
Il ragazzo vive ogni evento con coscienza di verità, sa sempre ciò che deve fare, non dubita: “so tutto”, risponde per tre volte a chi gli chiede quale sia il suo mestiere (un po' come la spavalderia del prode piccolo sarto).
Per il bene della comunità e per non perdere la sua sposa, egli si prepara ad assolvere il suo compito, affrontando la prova più infernale, perché sa di non potersi sottrarre agli ostacoli, ma sa anche con certezza del risultato positivo delle sue azioni. Infatti uscito dalla grotta infernale del diavolo era “felice che tutto gli fosse riuscito così bene”.
Come mai tutto gli riesce sempre bene? Come fa a non cedere alla paura? Semplicemente perché si predispone con i pensieri ad un risultato futuro di successo. Lui vede già la situazione risolta. La vede. La sua visione compie l’azione ancor prima che si realizzi materialmente. Con termini attuali diremo, il suo potente potere cerebrale crea forme pensiero positive e benedicenti, quindi non egoistiche e pure. Le onde-pensiero del protagonista si propagano creando immediatamente un campo positivo e protetto.
La fiaba ci suggerisce quindi di sviluppare continuamente un campo magnetico di pensieri elevati e costruttivi, utili anche in situazioni difficili come quelle attuali. Più campi unificati volti alla stessa coordinata di elevato spessore, purificata e vitale possono influire in modo esemplare a creare scudi energetici di protezione, contro paure di diversa natura.
La fiaba, nella sua essenza, non finirà mai di stupirci per la sua immensa capacità pedagogica e curativa.