I Dodici Cacciatori - La Forza dell'Amore
Una fiaba non notissima, che tratta della potente capacità di trasformazione dell’amore, di promesse disattese, di legami divini e terreni. Una fiaba ricca di simbologie.
"C’era una volta un principe, che aveva una fidanzata e l’amava teneramente. E un giorno, che se ne stava con lei tutto felice, gli giunse notizia che il padre era in fin di vita e desiderava vederlo ancora una volta prima di morire. Allora disse alla sua diletta: “Devo partire e lasciarti, ma ti do questo anello per mio ricordo. E quando sarò re, tornerò e ti porterò a casa mia – Poi se ne partì a cavallo e, quando arrivò, il padre era moribondo; e gli disse: “Carissimo figlio, ho voluto vederti ancora una volta prima di morire: promettimi di sposarti secondo la mia volontà – E gli nominò una certa principessa, che doveva diventar sua moglie. Il figlio era così afflitto che disse, senza pensarci: - “Sì caro babbo, sarà fatta la vostra volontà – E il re chiuse gli occhi e morì. Il principe fu proclamato re e, trascorso il tempo del lutto, dovette mantenere quel che aveva promesso al padre: fece chiedere la mano della principessa e gli fu accordata".
Ogni elemento della fiaba, personaggio, oggetto, o paesaggio, in una visione spirituale, si riferisce allo stato di coscienza dell’anima e in chiave psicologica, ai conflitti e alle problematiche di tipo psichico.
Da queste prime righe notiamo come il tema principale sia quello della promessa, del mantenere fede alla parola data, prima all’anima gemella, divina, spirituale, unica, poi all’eredità familiare, al passato, all’attaccamento forte alla tradizione, agli obblighi terreni: “Sì caro babbo, sarà fatta la vostra volontà”, una volontà, che a differenza di quella del Padre nostro, che ci renderà liberi, qui invece renderà schiavi e infelici. Più forte di ogni cosa, sembra essere il legame di sangue, il legame con l’Io terreno che permette inevitabilmente la separazione e il distacco dall’Amore divino. L’unico elemento in ricordo di quel legame è un anello, simbolo di unità e di fedeltà.
Accettando come primaria la promessa al padre morente, il principe cambia status, diventa re e si fa carico necessariamente degli stessi modelli di pensiero, sentimento e azione ereditati, rinunciando al vero e unico amore, ma soprattutto entrando nell’oblio, nella dimenticanza. Come fare per ritornare a quello stato idilliaco iniziale? Come ricordare l’esistenza di un legame infinito ed eterno e quindi la promessa di fedeltà e amore?
La nostra anima quasi sempre non ricorda la sua origine e provenienza divine. Solo attraverso sofferenze, separazioni, prove e difficili esperienze, essa ritrova progressivamente la connessione con il regno divino, con il Tutto. Finché l’anima non è in grado da sola di procedere, riceve sempre gli aiuti necessari e la fiaba mostra come dal regno spirituale siano inviati gli assistenti necessari. Gli aiutanti o facilitatori spirituali, incarnati da persone o animali favoriscono il processo di consapevolezza e di risoluzione dei conflitti. Nello specifico, il padre della prima promessa sposa (Io divino) e il leone del principe-re.
"La sua prima fidanzata lo seppe e si afflisse tanto dell’infedeltà, che quasi ne morì. Allora suo padre le disse: - “Figliuola cara, perché sei così triste? Qualunque cosa desideri, l’avrai – Ella pensò un momento poi disse: - Caro babbo, desidero undici fanciulle, che mi sian del tutto simili di volto e di persona – Disse il padre: - Se è possibile, il tuo desiderio sarà esaudito – E mandò a cercare in tutto il regno, finché si trovarono undici fanciulle, del tutto simili a sua figlia di volto e di persona. E si presentarono alla principessa, che ordinò dodici abiti da cacciatore, tutti uguali e le undici fanciulle dovettero indossarli; ella indossò il dodicesimo. Poi prese congedo dal padre e se ne andò con loro; e cavalcò fino alla reggia del suo antico fidanzato, che tanto amava. Gli domandò se non gli occorressero dei cacciatori e se non volesse prenderli tutti al suo servizio. Il re la guardò senza riconoscerla; ma eran proprio bei ragazzi, ed egli disse che sì, li avrebbe presi volentieri; e così diventarono i dodici cacciatori del re".
Dal regno divino-spirituale si muovono, dunque, verso la terra dodici forze cosmiche femminili, compresa quella della principessa. Il numero dodici è considerato il più sacro tra i numeri, insieme al tre e al sette. Esso indica la ricomposizione della totalità originaria. Indica la discesa in terra di un modello cosmico di pienezza e armonia. Numero che indica anche trasformazione e prove iniziatiche difficili. Il padre celeste concede dunque l’aiuto per soccorrere l’anima umana caduta, che ha abbandonato il regno d’amore e di armonia e che ha chiuso il suo cuore. Invia quindi dodici entità femminili celate in abiti maschili da cacciatore. L’anima non può ancora riconoscere la sua appartenenza al mondo divino (il re non riconosce la sua prima fidanzata) se non dopo un cammino di consapevolezza e di risveglio. Queste forze devono quindi ancora mostrarsi a lui mascherate, in vesti maschili, le uniche che egli è in grado al momento di vedere. Ricorda Schult, “solo mediante il risveglio del cuore l’uomo può superare dentro di sé la mortale natura di cacciatore, ovvero l’intelletto, che consuma le forze vitali e i sentimenti, per farla tornare vergine”.
"Ma il re aveva un leone, che era una bestia bizzarra: sapeva tutto quel che era occulto e segreto. E così fu che una sera disse al re: - Tu credi di aver dodici cacciatori? – Sì, - disse il re, - son dodici cacciatori. – Ti sbagli, - replicò il leone, - sono dodici fanciulle – Rispose il re: - Non è possibile! Come lo proverai? – Oh, fa spargere dei piselli nell’anticamera, - rispose il leone, e lo vedrai subito: gli uomini hanno un passo fermo, se camminano sui piselli non se ne muove uno; ma le fanciulle zampettano, sgambettano e strisciano e fan rotolare i piselli – Il re approvò il consiglio e lo seguì".
Ecco il primo aiutante dell’Io terrestre, un leone. Che effetto fa immaginare una creatura così grande e imponente accanto a un re, altrettanto importante? Il suo consigliere è una creatura del mondo animale, una creatura speciale, che vede oltre “tutto quello che è occulto e segreto”. La simbologia del leone suggerisce che egli è, prima di tutto, una creatura solare che esprime la luminosità e la luce, caratteristiche delle energie celesti. È quindi una forza regale dell’anima, espressione della purezza del cuore e del dominio degli istinti. Il cuore-leone conosce fin da subito la vera identità dei cacciatori e, in quanto voce interiore di verità, di purezza, cui nulla è estraneo, cerca delicatamente di stimolare la consapevolezza ancora dormiente del re, suggerendogli di mettere alla prova le fanciulle. Come pure in un’altra fiaba dei Grimm, Il Principe senza Paura, il leone, forza solare e cristica, svolge un ruolo fondamentale di servitore devoto del principe, suo custode e difensore fedele. Infatti, esso rappresenta “la voce della coscienza che cresce e si sviluppa all’interno dell’anima umana e che trova anche nel segno zodiacale del Leone la sua posizione nella regione del cuore” (E. Storck).
Il leone ha una visione lungimirante e occulta delle cose e fa da guida e da maestro al re in modo progressivo e pacato, rivelando solo quanto basta a stimolarne la consapevolezza.
“Ma un’altra forza è presente nell’animo umano, quella dell’intelletto, opposta al cuore, e qui è rappresentata dal servo del re”. (Schult)
"Ma c’era un servo del re, che proteggeva i cacciatori, e quando udì che volevan metterli alla prova, andò da loro a ripeter tutto e disse: - Il leone vuol provare al re che siete fanciulle – La principessa lo ringraziò e poi disse alle sue donzelle: - Vincetevi, e fece camminate sui piselli con passo fermo – Quando il mattino dopo il re fece chiamare i dodici cacciatori ed essi entrarono nell’anticamera, dov’erano sparsi i piselli, ci camminarono sopra con tanta fermezza, e avevano un passo così pesante e sicuro, che neppur un rotolò né si mosse. Se ne andarono e il re disse al leone: - Mi hai ingannato, camminano proprio come uomini – Rispose il leone: - Sapevano che sarebbero state messe alla prova e si sono vinte. Ma fa portare nell’anticamera dodici filatoi: ci si avvicineranno con piacere, e questo nessun uomo lo fa – Il re approvò il consiglio e fece portare i filatoi nell’anticamera. Ma il servo che proteggeva i cacciatori, andò da loro e svelò quel che si macchinava. La principessa, appena furon sole, disse alle sue undici fanciulle: - Vincetevi, e non guardate i filatoi – E quando il mattino dopo il re fece chiamare i suoi dodici cacciatori, questi attraversarono l’anticamera senza guardarli affatto. Allora il re tornò a dire al leone: - Mi hai ingannato, sono uomini: non han guardato i filatoi – Il leone rispose: -Sapevano che sarebbero state messe alla prova e si son vinte – Ma il re non volle più credergli".
“La ragione non concepisce che dietro ai fenomeni si celino degli archetipi: le fanciulle si comportano come uomini e, quindi, non sono donne. Anche il secondo piano del leone, di far mettere dodici filatoi nel salone, affinché le fanciulle ne siano attratte, viene ostacolato dal servo del re. I tempi del cuore sono più lenti, ci dice la fiaba, il re rimane a lungo sordo alla voce del cuore e preferisce ancora credere a quella della ragione” (A. Schult). Sebbene però la presenza delle dodici forze cosmiche dell’amore abbia inconsapevolmente già lasciato una profonda traccia nel cuore del re, che “li amava sempre di più”. Nella fiaba accade ora qualcosa di particolare, che mette in luce la capacità di compartecipazione e compassione del re nei confronti della principessa, sentimenti elevati che gli consentono, finalmente, di poter “vedere” oltre il mascheramento, oltre il velo e di “ricordare” la propria origine e il giuramento d’amore iniziale. Quando il cuore si desta e si espande nulla rimane più celato, cadono i paraocchi e ogni cosa torna al suo equilibrio e armonia.
"Durante la caccia, i dodici seguivano sempre il re, che li amava sempre di più. Ed ecco un giorno, mentre cacciavano, si annunciò che stava per giunger la sposa. E quella vera si afflisse tanto della notizia, che le parve di morire e cadde priva di sensi. Il re, credendo che al suo caro cacciatore fosse successa una disgrazia, corse ad aiutarlo e gli tolse il guanto. Ed ecco vide l’anello che aveva dato alla sua prima fidanzata, e, guardandola in viso, la riconobbe. Tutto commosso, la baciò e, quand’ella aprì gli occhi, le disse: - Tu sei mia e io son tuo, e questo nessuno al mondo potrà mutarlo – Spedì un messo all’altra, pregandola di tornar nel suo regno, perché egli aveva già una sposa, e chi ritrova la vecchia chiave non ha bisogno di quella nuova. Poi furon celebrate le nozze; e il leone tornò in grazia, perché aveva pur detto la verità".
Di fronte alla forza solare del cuore, l’intelletto non può che retrocedere. L’anello, simbolo di congiunzione celeste suggella il patto con il mondo divino, che nulla e nessuno può dividere: “Tu sei mia e io sono tuo e questo nessuno al mondo potrà mutarlo”. Così come dice il Cristo, nel Vangelo di Giovanni: “Tutto ciò che è mio appartiene a te, e ciò che è tuo appartiene a me, e la mia gloria si manifesta in loro” (GV, 17,10).
La fiaba si chiude con le nozze cosmiche, l’anima perduta e caduta nell’oblio è ritrovata e ricongiunta all’amore di Dio. Ora anche il leone, il cuore-Cristo, ha ritrovato il suo posto d’onore e lì starà per sempre.