Cappuccetto Rosso: La Perdita del Centro

C’è ancora qualcosa da dire su una fiaba così nota, raccontata e interpretata in tanti modi, con due finali diversi e con tante immagini ormai presenti nell’inconscio collettivo?

Forse sì, o almeno per me. Osservando in modo più fenomenologico e ponendomi tante domande, affiora, a mio avviso, qualcosa di molto utile per la ricerca spirituale.

La prima domanda da porsi è: come mai una madre così attenta e premurosa, lascia andare da sola una bambina, attraverso il bosco, per portare cibo e vivande alla nonna? Non poteva accompagnarla? Cosa le dà l’assoluta certezza, che nulla di pericoloso potrà accaderle?

In questa fiaba si rileva una triplice immagine di saggezza antica femminile, che ha, però, delle fasi di oscuramento. Osserviamo come vengono descritti i tratti di queste tre figure femminili e come avviene la preparazione all’esperienza iniziatica.

“C’era una volta una cara ragazzina; solo a vederla le volevan tutti bene, e specialmente la nonna, che non sapeva più cosa regalarle. Una volta le regalò, un cappuccetto di velluto rosso, e, poiché le donava tanto ch’essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso”.

Un giorno sua madre le disse: “Vieni Cappuccetto Rosso, eccoti un pezzetto di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è debole e malata e si ristorerà.

“Mettiti in via prima che faccia troppo caldo; e, quando sei fuori, và da brava, senza uscir di strada; se no cadi e rompi la bottiglia e la nonna resta a mani vuote. E quando entri nella sua stanza, non dimenticare di dir buon giorno invece di curiosare in tutti gli angoli”.

Nell’anima giovane (Cappuccetto Rosso) la bellezza, l’innocenza, la bontà, la solarità sono le qualità primarie. Il cappuccio, luminoso come la sua interiorità, e pregiato nella stoffa, è una sorta di protezione e di simbolo di purezza, impartito dall’alto.

Il femminile atavico invece è debole e cagionevole. Il materno che impartisce gli insegnamenti è sicuro e autorevole. Il passato (nonna) equipaggia l’anima di una protezione, ossia, il copricapo, il presente (madre) convincente e preparato agli eventi, offre all’anima gli insegnamenti saggi e necessari per affrontare la vita e il futuro; la bambina ha in sé tutte le opportunità per una riuscita propizia di ogni esperienza. Tuttavia, qualcosa va storto.

Come mai, la madre-maestra non mette in guardia la bambina dal pericolo? Eppure dovrebbe sapere della presenza del lupo… C’è una frase molto importante che racchiude forse la risposta: “và da brava, senza uscir di strada”. Questo monito, di rimanere sulla via maestra, sulla via che “insegna”, la proteggerà sicuramente da ogni pericolo e insidia, insieme al cappuccio di saggezza, cucito dalla nonna. L’anima giovane non ha bisogno d’altro, se non di seguire il suggerimento impartito dal divino femminile materno, il quale, con quella raccomandazione, l’ha avvolta da una frequenza di luce.

Ora però, la casa della nonna “era fuori, nel bosco, a mezz’ora dal villaggio.” Ed ecco che appare il lupo. “Ma non sapeva che era una bestia tanto cattiva e non ebbe paura”. L’anima è candida, innocente e senza pregiudizi, ma non ha esperienza e si affida alla sua “buona educazione”, intavolando una chiacchierata con il lupo, come se fosse un vecchio amico, chiamandolo per nome (come se sapesse chi è.…) e dandogli tutte le informazioni sui suoi spostamenti.

Perché il lupo non la divora all’istante? Sarebbe più facile per lui, mangiarsi quel “grasso boccone”, senza lasciare tracce. Tutto il dialogo con il lupo avviene “senza uscir di strada”, sul sentiero protetto dal monito materno e qui non può accaderle nulla. Ed è come se il lupo percepisse la luminosità di quella creatura e la barriera protettiva che la circonda. Solo in un luogo “non protetto”, seduttivo e luciferico, e dopo aver messo in moto un’astuta “tentazione”, la bellezza e l’innocenza di Cappuccetto Rosso verranno messe in discussione.

Finché risuona in lei la voce protettiva della madre, che anticipa le conseguenze disastrose di una perdita del centro: “và da brava senza uscir di strada, se no cadi e rompi la bottiglia e la nonna resta a mani vuote”, ossia distruggi ogni possibilità di aiuto solidale, di nutrimento, di fedeltà alla missione, e quindi ti perdi, la bambina è salva, ma sappiamo che non sarà così. Il piano del lupo è ben progettato. Lui conosce bene la via deviata, è il re della strada “non” maestra.

La perdita del centro per Cappuccetto Rosso sarà fatale e metterà a rischio sé stessa e la nonna, dando anche un grande dolore alla madre. Come appare questa esperienza di tentazione? Meravigliosa, naturalmente.

“Cappuccetto Rosso alzò gli occhi e quando vide i raggi di sole danzare attraverso gli alberi e tutto intorno pieno di bei fiori, pensò: “se porto alla nonna un mazzo fresco, le farà piacere; è tanto presto che arrivo ancora in tempo”. Dal sentiero corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto uno, credeva che più in là ce ne fosse uno più bello e ci correva e si addentrava sempre più nel bosco”.

La perdita del proprio centro, “dal sentiero corse nel bosco”, conduce a una visione e a una percezione distorta della realtà, che sembra libertà, ma in realtà è cadere nell’inganno ed essere raggirati. All’apparenza tutto è meraviglioso, ma la bambina entra in uno stato di euforia inconsapevole e di perdita dell’orientamento. Alla nonna servivano il buon vino e la focaccia, per riacquistare le forze, e non un mazzo enorme di fiori, che potevano anche essere colti nelle vicinanze della sua casa.

Ormai il monito iniziale ha perso la sua forza e non può più agire. La stabilità e centralità interna è talmente offuscata che nello spingersi nelle profondità del bosco, Cappuccetto Rosso si dimentica anche della nonna, non è più presente a se stessa.

Quando riemerge da questo stato ipnotico, qualcosa in lei è mutato. Di fronte alla porta di casa della nonna, per la prima volta, prova paura e percepisce qualcosa di strano. “Oh, Dio mio, oggi, che paura! E di solito sto così volentieri con la nonna!” Non ha provato paura incontrando il lupo e ora sì, come mai? Che cosa ne è stato della Cappuccetto Rosso iniziale, quella unificata e non separata dal divino?

“Nel penetrare nel regno dei fiori, l’essere animico di Cappuccetto Rosso spezzando gambo dopo gambo, ferisce quel mondo intatto e incontaminato che è racchiuso dentro di sé. Continuando a distruggere, si allontana sempre più, quasi insaziabile, perdendo passo dopo passo, nel suo addentrarsi, e nel suo voler afferrare un nuovo fiore, il suo essere fiore” (R. Geiger).

L’esperienza della separazione dall’unità, annienta di colpo tutte le sue qualità spirituali iniziali, mettendo a nudo fragilità, paura, dimenticanza. In sostanza, ella tradisce la sua essenza, lo scopo per cui è al mondo, confermando la strategia del lupo.

Chi salva la nonna e Cappuccetto Rosso? Una figura maschile, una guida protettrice del bosco, che tagliando la pancia del lupo addormentato, riporta a nuova vita nonna e nipote, ingoiate per intero in un impeto di ingordigia.

La terribile esperienza dell’essere divorata, del trovarsi reclusa, immobilizzata, oscurata, tagliata fuori dalla luce, rappresenta per l’anima il trovarsi “incarcerata nella pelle di un potere demoniaco” (Geiger). Solo un intervento superiore può liberarla.

“L’anima umana, ossia Cappuccetto Rosso, non ha la forza di rompere la sua prigione dall’interno. Il cacciatore, un messaggero del bene, libera Cappuccetto Rosso e la nonna dall’incantesimo del lupo, riportandole in vita” (R. Geiger).

Ne è valsa la pena, fare una tale esperienza? Uscire dal seminato? È la stessa Cappuccetto Rosso a rispondere (nel primo finale):

“Mai più correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te l’ha proibito”. Il monito è diventato ora esperienza di saggezza e di conoscenza, eredità penetrata nella carne. Ascoltare la voce della propria coscienza superiore (madre) permetterà di mantenere la rotta e di riconoscere la falsità e la menzogna.

Inoltre il risveglio dell’anima avvolgerà di luce anche le persone care e così anche “la nonna mangiò la focaccia e bevve il vino che aveva portato Cappuccetto Rosso, e si rianimò”.