Articoli - Spazio e Tempo nelle fiabe

Un viaggio oltre la geografia e la storia, nei territori dell'Anima

Ogni riferimento spaziale della fiaba – che ci si trovi in un bosco, in un castello, nel deserto o sulla cima di un monte – non ha un reale riscontro geografico. Potrebbe essere dovunque e in ogni luogo della Terra.

Le riflessioni di R. Geiger, grande narratore e studioso novecentesco orientato alla scienza dello spirito, ci offrono una chiave di volta nel suo testo Märchenkunde (Studio delle fiabe):

“Nel variare giocoso dei luoghi della fiaba c’è sempre un superamento dello spazio. Si narra infatti di ‘luoghi’ dell’anima, di molteplici e progressivi piani del vissuto interno, di stati emotivi che vengono attraversati, superati, sofferti e vissuti pienamente. Maggiore è la parsimonia nel descrivere i tratti dello spazio, più intensa sarà la tensione di ciò che vi accade”.

I luoghi fisici sono sostegni immaginativi per descrivere un paesaggio interiore. Essi vivono di vita propria e non sono collocabili storicamente. Questo rende la fiaba universale e viva in ogni epoca, poiché sintetizza l’inizio, il centro e la fine del divenire umano attraverso un linguaggio artisticamente cifrato.

Il Tempo della Fiaba: Le Epoche dell'Incarnazione

Se lo spazio si dilata, il tempo della fiaba compie un vero e proprio salto quantico. Le formule temporali come "dopo qualche tempo" o "passarono tre giorni" nascondono in realtà intere epoche interiori.

Il celebre "C'era una volta" non indica un passato storico, ma un tempo cosmico e archetipico. Geiger ci mostra come gli incipit delle fiabe rivelino il grado di allontanamento dell’Anima dalla sua origine divina:

1. Lo Stato Regale (Il Tempo Cosmico)

“C’era una volta un re o una regina...” Siamo nella dimensione celeste più pura. L’Anima è ancora portatrice di specifiche qualità superiori e regali.

2. La Perdita della Saggezza Originaria

“Nella Svizzera viveva una volta un vecchio conte, che aveva un unico figlio, ma così stupido che non riusciva a imparare nulla...” (I tre linguaggi) Il potere si restringe (da Re a Conte), la geografia si fa più vicina (la Svizzera) e si denota un chiaro allontanamento dalla sapienza delle origini.

3. La Distanza Storica e la Povertà

“Di fronte a un grande bosco vivevano un povero taglialegna, sua moglie e i suoi due bambini.” (Hänsel e Gretel) Il piano nobiliare scompare. Entriamo nella realtà del popolo, in un mestiere faticoso e tracciabile temporalmente: l'Anima è entrata nella densità della materia.

4. La Solitudine Totale

“C’era una volta una povera bambina che non aveva più né padre né madre...” (La pioggia di stelle) Rappresenta lo stato presente dell’Anima che ha perso ogni legame cosciente con l'Origine (Padre e Madre) e possiede unicamente ciò che "è".

Questo viaggio descrive le molteplici fasi di incarnazione dell'Anima: dalla dimensione celeste (re, principi) alle prove terrene necessarie per la sua evoluzione (i mestieri più umili).

Il Mistero del "Rugginoso": L'Inizio del Tempo e della Morte

Geiger analizza magistralmente la prima pagina della fiaba Il Rugginoso, mostrando come cinque semplici riferimenti temporali segnino la progressiva perdita di potere dello Spirito sulla materia:

1. La Condizione di Purezza: “C’era una volta un re il quale aveva vicino al suo castello un gran bosco...” È lo stato paradisiaco e incontaminato, dove il tempo non esiste ancora.

2. L'Ingresso della Morte: “Un giorno mandò un cacciatore... il giorno dopo ne mandò altri due... il terzo giorno radunò tutti i cacciatori...” Il Re decide di far entrare la morte e la cattura nel bosco. Il tempo lineare si attiva attraverso la perdita e la sparizione dei cacciatori (il ritmo ternario della prova).

3. La Stasi e l'Oscuramento: “Da allora nessuno si avventurò... questo durò molti anni...” La morte e il silenzio prendono il sopravvento. Il regno si cristallizza.

4. Il Risveglio: L'arrivo di un cacciatore straniero, definito da Geiger "un messaggero di un altro mondo", che entra nel bosco senza paura e ne scopre il segreto, spezzando la catena della morte.

La Risonanza Interiore

Il tempo della fiaba non è circoscritto a una singola esistenza terrena, ma si espande su diversi piani di incarnazione. È proprio questa multidimensionalità che permette un lavoro di interpretazione profondo e utile per la nostra trasformazione.

Quando gli eventi della fiaba entrano in risonanza con i nostri conflitti interni, qualcosa in noi si illumina, viene compreso, integrato e infine trasmutato. Ecco perché la fiaba è uno strumento terapeutico e di risveglio potente a qualsiasi età.

Come colse splendidamente lo scrittore J.G. Herder:

“Le fiabe autentiche non ci liberano soltanto da spazio e tempo, bensì dallo stesso essere mortali. Grazie ad esse noi viviamo nel regno degli Spiriti”.