Articoli - Cambiare d'abito - L'anima si veste di luce
Che cosa c’è che ci colpisce particolarmente in una fiaba? È il percorso che fa il personaggio principale, dagli eventi di partenza, magari difficili, complessi, al lento dipanarsi della sua esistenza attraverso cambiamenti, trasformazioni, incantesimi, mutamenti interiori ed esteriori. Sappiamo che le metamorfosi esterne (paesaggio, abiti, animali, eventi atmosferici, incantesimi) non sono altro che metafore di ciò che avviene nell’anima, che si avventura alla ricerca della sua redenzione, conversione, purificazione.
Prendendo spunto da un testo di Anselm Grün, padre benedettino tedesco e guida spirituale evoluta, “Il coraggio di trasformarsi”, che dedica molte pagine alle fiabe, accenneremo al tema della trasformazione toccando tre fiabe, La signora Holle, Cenerentola e I tre linguaggi.
Nella prima fiaba “la strada per la trasformazione passa per morte e rinascita. La ragazza deve gettarsi nel pozzo, attraversare la soglia della morte per scoprire nell’aldilà la sorgente, che è in grado di donarle vita nuova e inesauribile”. L’anima ritorna alla sua patria di origine e se è un’anima bella come Goldmarie allora accresce le sue qualità, apprende, si pone al servizio dell’essere divino rappresentato dalla Signora Holle, (custode del regno delle anime defunte) che fa nevicare sul mondo, rigenerando ogni volta la terra. Arthur Schult, scrittore e pedagogo, fa notare come “in ogni piccolo, esagonale fiocco di neve gelato, si rispecchia il mondo spirituale e angelico”. È questa una vera fiaba di evoluzione, da morte a nuova nascita, dal mondo spirituale a quello terrestre.
La seconda fiaba è anch’essa una fiaba che usa il cambio d’abito, da povero a regale, come un passaggio di evoluzione e trasformazione. Cenerentola, dice Grün, “deve cambiare vestito per tre volte, deve indossare uno dopo l’altro il vestito del sole, della luna e degli astri, corrispondentemente al cambio dei vestiti negli antichi culti misterici…” l’evoluzione qui avviene a stretto contatto con lo Spirito (l’uccellino bianco portatore dei begli abiti e del sollievo all’anima sofferente) e al contatto quotidiano con la dimensione superiore mediante la preghiera (la ragazza va a pregare tre volte al giorno alla tomba della madre). Questa fede e fiducia nell’aiuto divino le permettono di superare le cattiverie e le umiliazioni subìte e anche l’abbandono paterno.
Nella fiaba I Tre Linguaggi, il protagonista, il grullo, spiega Grün, impara a capire il linguaggio dei cani, degli uccelli e delle rane e questa conoscenza gli permette di interpretare il latrato furioso dei cani che non fanno entrare nessuno nel castello. Ma il suo dono superiore, è quello di non avere paura e di conoscere la loro lingua, e così ha la chiave per scoprire ciò che li angustia: essi sono stati stregati e devono custodire un tesoro prezioso, solo se il tesoro sarà scoperto, troveranno pace. L’eroe, proprio grazie al sua volontà di superamento di stato, entra in contatto con un'altra dimensione, paurosa e misteriosa, ma ne possiede la chiave, trova il tesoro e ridona pace e prosperità all’intero paese e diventa lui stesso guida spirituale, poiché il gracidare delle rane gli annuncia che diventerà Papa.
“Là dove abbaiano i cani, dove i pensieri dentro di noi fanno tumulto, dove le emozioni ci travolgono e le passioni ci dominano, laddove i sintomi di una malattia chiedono la parola, è nascosto anche un tesoro. Trasformazione significa cercare di comprendere il linguaggio delle nostre emozioni, dei nostri sogni; entrare in dialogo con i cani che abbaiano in modo che possano indicarci il tesoro che è nascosto nel più intimo della nostra anima”. (Grün)
In molte fiabe si parla di abiti, mantelli e in particolare di meravigliose vesti, soprattutto femminili, che compaiono sempre in circostanze magiche e fatate, donate dagli aiutanti spirituali ai personaggi meritevoli. L’anima si riveste di luce e di colori splendenti e rinasce su un piano superiore.
"Nei libri sacri leggerete alcuni racconti nei quali chi ha superato vittoriosamente le prove dell'Iniziazione riceve in compenso una veste. Quella veste può essere bianca o colorata, ma è sempre presentata come un tessuto prezioso di estrema finezza, un materiale di una bellezza quasi irreale. Quella veste simboleggia l'aura, che è la nostra vera veste, la veste della nostra anima. Per meritarla, dobbiamo sbarazzarci di tutto ciò che ci rende pesanti e ci oscura, in modo da entrare in relazione con il mondo divino. La nostra aura, quel vestito di luce, è il segno che ci siamo riusciti". (O.M. Aïvanhov)
In alcune fiabe, ad esempio, questo elemento è molto importante e ben rappresentato: La vecchia nel bosco, Cenerentola e Dognipelo. Tranne l’ultima figura femminile, che proviene già da una famiglia regale, le altre due sono di povere e umili origini, eppure anche a loro è dato di vivere l’esperienza di ricevere in dono abiti principeschi e riccamente ornati, che premiano la loro costanza, perseveranza e fede. Vediamo intanto come vengono descritte queste scene:
Nella prima fiaba, il colombo bianco porta alla servetta la terza chiavetta d’oro dicendole:
"Apri quell'albero laggiù: troverai dei vestiti." Quando ella aprì, trovò dei vestiti ornati d’oro e pietre preziose, così belli che neanche la figlia del re li aveva.”
Nella seconda fiaba, la fanciulla va sulla tomba della madre e prega dicendo:
"Scrollati pianta, stammi a sentire, d’oro e d'argento mi devi coprire!" Allora l'uccello le gettò un abito d'oro e d'argento e scarpette trapunte di seta e d'argento”.
Infine nella terza fiaba, Dognipelo chiede al re suo padre:
“tre abiti: uno d'oro come il sole, l'altro d'argento come la luna, e il terzo splendente come le stelle;” Oro, argento e pietre preziose sono, inoltre, gli elementi distintivi: sole, luna, pianeti, luce splendente e arcobaleno di colori rendono questi abiti unici e attribuibili solo ad anime elevate.
Che cosa rappresentano gli abiti sfavillanti e regali, la cui luce riflette quella degli astri? Il corpo si riveste di luce o meglio mostra la sua vera luce, la luce dei corpi sottili, dell’aura meravigliosa che circonda gli esseri che hanno scelto di percorrere un cammino di redenzione e liberazione dai lati oscuri e pesanti. Più l’anima si libera dalle sue catene egoiche ponendo sempre al centro del suo cammino la luce dello spirito e più questa luce diverrà tessuto stesso dell’anima e alla visione chiaroveggente apparirà come sostanza sfavillante e colorata. Pietre preziose, oro, argento, tessuti pregiati rappresentano la qualità di vibrazione energetica raggiunta da un’anima.
Cenerentola e Dognipelo sono l’immagine di come l’anima debba ancora progressivamente “bruciare gli istinti inferiori e le brame”, liberarsi dalle emozioni negative (paura, sottomissione, tristezza.) per potersi finalmente mostrare nel suo fulgore. Lasciare quindi le vesti animali (Pelle d’orso, Dognipelo, Pel di topo, L’Asinello), pulirsi dalla fuliggine e dalla cenere (Cenerentola, Il Re Bazza di Tordo).
Nella fiaba Dognipelo e anche in Cenerentola gli abiti della trasformazione sono tre, “donati dal Sole, dalla Luna e dalle Stelle. L’abito color del sole “è espressione dell’irradiazione del cuore, in quello color della luna “l’anima purificata splende pura e argentea come la luce lunare”, e il terzo abito “splendente come le stelle” è l’immagine della trasfigurazione di tutto l’essere umano” (A. Schult, La saggezza dei misteri nelle fiabe popolari tedesche).
Il meraviglioso linguaggio delle fiabe descrive mirabilmente i processi misteriosi dell’incarnazione e delle varie fasi di crescita spirituale, dalle esperienze più drammatiche fino alla rinascita totale dell’anima, di solito indicate in modo triplice.
“Gli abiti nuziali di Dognipelo, provenienti dalle sfere superiori come dono da parte del sole, luna e stelle nella discesa sulla terra e che lei nasconde nel guscio di noce, nella fiaba di Cenerentola sono invece donati dal bianco uccellino celeste in seguito alle preghiere della fanciulla” (Schult).
Anche nella fiaba La Vecchia nel Bosco, il bianco colombo, simbolo della presenza cristica, offre in dono all’anima compassionevole e pia di essere rivestita di luce e splendore, con degli abiti “che neanche la figlia del re li aveva”. Essendo dunque abiti non terrestri, non di questo mondo, “potranno veramente risplendere solo alla fine, ovvero quando la natura transitoria di tutta l’esistenza sarà superata”.
Nella vita quotidiana Cenerentola porta un grembiule grigio, Dognipelo indossa un mantello di pelo, la principessa di Bazza di Tordo ha un abito da sguattera, e solo dopo difficili fasi di evoluzione e cambiamento esse possono vestire davanti a tutti e senza più nessun timore gli abiti principeschi.
Le segretissime tavole di smeraldo di Toth così recitano: “L’Uomo è una stella incatenata ad un corpo fino alla fine, fino a quando si libera attraverso la propria lotta. Colui che conosce il principio di tutte le cose, libera la sua stella dai regni della notte”.
Così come nelle fiabe, che parlano di noi, continuiamo a camminare sul sentiero della trasformazione, lasciando cadere uno dopo l’altro i nostri corpi più pesanti e grigi per ritrovare ogni giorno i nostri strati di luce che irradiano e portano conforto e aiuto a chiunque incontriamo.