Articoli - Grimm - Gli Aiutanti di Luce

Così come nella vita, (sebbene molti continuino a credere il contrario…) non siamo mai lasciati soli a noi stessi, così anche nelle fiabe sono presenti numerose figure luminose, buone e compassionevoli, che prendono sembianze diverse, a volte sono animali, altre volte sono umane o infine vengono dal mondo elementare: si tratta degli aiutanti spirituali. Spesso invisibili e umili, disponibili a chi vuole ascoltarli, partecipi, pieni di amore e soprattutto di pazienza. Le caratteristiche morali e spirituali di queste figure servono a mettere l'attenzione, in modo specifico, in alcune fiabe su un insegnamento preciso che l'anima deve conquistare.

Non c’è fiaba in cui il personaggio principale non riceva un aiuto, un consiglio, una protezione, pur dovendo superare prove, ostacoli, rischiare la propria vita, rimanere in attesa di essere liberato da un incanto, rimanere in silenzio per anni per salvare i propri cari.

Non è forse così anche nella nostra vita? Non siamo qui per imparare un insegnamento per noi essenziale, e di conseguenza ci troviamo a percorrere luoghi impervi, e affrontare situazioni difficili e sgradevoli, incontri e prove impegnativi? Eppure siamo sempre circondati da segnali di aiuto, sincronismi, presenze disponibili ad ascoltare e guidare.

In una fiaba dei Grimm, ad esempio, “La regina delle api” proprio gli insetti sociali, creature evolute e solari, compaiono quali soccorritori del protagonista.

Sono le api e le formiche. Queste piccole intelligenze, minuscoli esseri di luce e abili intenditori della vita sociale e del lavoro di gruppo svolgono un compito importante e insostituibile nell’eco sistema e incarnano l’ideale superiore dell’aiuto disinteressato e del senso della gratitudine.

A questo proposito, J. Hodson offre un'intensa riflessione, tratta da “il regno delle api”, autentica visione astrale di queste creature così speciali:

“L'anima gruppo delle api si trova al maggior livello di coscienza di qualsiasi altra specie di questo pianeta, anche di quello animale. Il suo senso di unità e di cooperazione è esemplare, e colpisce l'osservatore per essere più avanzato dell'Umanità stessa.”

Nella fiaba prima citata, appunto, gli insetti sociali si mettono al servizio del giovane meritevole, il “grullo”, (il terzogenito compassionevole e saggio) alle prese con un castello pietrificato e una principessa da salvare, ricambiando in modo efficiente la gentilezza ricevuta. Sono tre le difficilissime prove che egli deve superare: raccogliere le mille perle della principessa sparse in terra: ed è qui che interviene in suo aiuto il re delle formiche che con cinquecento formiche facilmente recupera tutte le perle; ripescare nel fiume la chiave della camera della principessa e qui invece ci sono le anatre che si tuffano nel fiume e riportano la chiave; e infine la prova più difficile, scoprire tra le tre principesse dormienti tutte somiglianti, quale sia la più giovane e la più dolce.

Esse si distinguono tra loro perché prima di dormire una ha mangiato un pezzo di zucchero, l’altra dello sciroppo e la terza del miele. E chi meglio di un’ape può scoprirlo! Infatti l’ape regina, messa in salvo insieme al suo alveare dal saggio grullo, vola verso le tre principesse e si ferma sulla bocca di quella che ha mangiato il miele, la più dolce!

R. Meyer, nel suo libro “La Saggezza delle fiabe popolari tedesche” spiega come “spesso gli animali nella loro forma fisica ci mostrano qualcosa che noi uomini dovremmo invece raggiungere in modo spirituale. Per esempio, le anime di gruppo del regno animale posseggono ancora grandi capacità istintive che lo spirito umano deve ancora ritrovare, se vuole evolvere verso le forze superiori dell’anima.

Così come l’ape è capace di tirar fuori dalla natura le sue essenze più preziose per trasformarle in cibo ricolmo di luce solare, che chiamiamo miele, così anche l’uomo è in grado di trasformare tutto quel che riceve dal mondo sensibile nel luminoso nutrimento dello spirito”.

Nella fiaba L’Uccello d’oro, invece, è la volpe ad avere il ruolo principale di astuta consigliera e aiutante. Essa rappresenta la sana forza del giudizio, vissuta però ancora in modo istintivo ed è per questo che solo nel momento in cui il protagonista raggiunge il suo obiettivo è in grado di liberarsene per trasformarla su un piano spirituale (la volpe chiede che le si tagli la testa e le zampe). Dice Mayer, che ogniqualvolta nelle fiabe si parli di decapitazione, questo sta a significare il volersi liberare di una determinata forza, affinché la si possa orientare verso il piano spirituale.

Altri bellissimi esempi di aiuto da parte di animali sono presenti nella fiaba “Le tre piume”, dove è presente una regina rospo con il suo seguito di rospine; si tratta di creature del mondo sotterraneo, le quali, anche in questo caso, accorrono in aiuto di un principe terzogenito che deve dimostrare il suo valore al padre; il grullo si trova a contatto con le forze femminili dell’inconscio, pesca in quelle energie istintive primordiali matriarcali che si dimostrano accoglienti e piene di risorse;

Nella fiaba “Il povero garzone e la gattina”, è nuovamente la figura di un terzogenito, apparentemente, “poco evoluto” a dover fare l’esperienza di passare sette anni a servizio di una squadra di gattini comandati da una splendida gattina che si rivelerà poi una bellissima principessa. Egli imparerà grazie ai compiti che gli verranno dati a “ridestare le forze di saggezza assopite e catturate dagli istinti e a sviluppare fantasia e creatività su un piano superiore, fino a essere in grado di costruire con utensili d’argento il piccolo castello d’argento (dando quindi nuova forma alle forze lunari celate nei meandri della sua anima” (Meyer).

Gli animali, nella vita terrena, come enigmi, come scrigni di forze celesti, così sono così descritti da O.M. Aivanhov:

“Anche se non prestiamo loro molta attenzione, gli animali fanno parte della nostra vita, e alcuni di essi conducono accanto a noi un'esistenza dalla quale avremmo molto da imparare. Se parlate a un animale, questo fa finta di non capirvi; in realtà può capire perfettamente, ma quando fa comodo a lui. Non sappiamo cosa avviene nella mente degli animali, ma forse essi sanno meglio di noi ciò che avviene nella nostra. Noi non li capiamo, sono come enigmi posti davanti a noi; loro invece ci capiscono, o più esattamente, ci sentono.

A tratti, cercando di captare lo sguardo di certi animali, abbiamo l'impressione che ci nascondano qualcosa. Perché questa impressione? Perché in realtà può accadere che essi siano abitati da entità astrali che ci osservano attraverso i loro occhi.

Sì, altre creature, vive e intelligenti, possono guardarci attraverso gli occhi di un cane, di un gatto o di un cavallo... È questo a procurarci talvolta la strana sensazione che essi siano ben più che semplici animali. Nei loro occhi, ciò che incontriamo è lo sguardo di quelle entità.”

Questi aiutanti, assumono anche strani comportamenti e spesso come nella vita, non li vediamo, o non li riconosciamo. Ad esempio, quei personaggi cosiddetti “sgarbati”, “ottusi”, o spavaldi, (ovvero le nostre parti buie, non ancora redente) offuscati dalla superbia, dall'egoismo e dalla prepotenza, che non riconoscono l’essere “luminoso” che hanno davanti, pronto ad aiutare; rimangono ottenebrati e confusi e, di conseguenza, non mostrano né accoglienza, né generosità, né umiltà.

Rinunciando all'aiuto offerto loro perdono un’occasione e allora il fardello diventa più pesante da portare e la strada incerta, come avviene, ad esempio, ai due fratelli nell’ Acqua della vita” che rispondono in modo così insolente e grossolano al nano che vorrebbe aiutarli, da trovarsi poi nei guai:

“Dove vai così di fretta? -. -Razza di omiciattolo- disse il principe -non hai bisogno di saperlo! - e, pieno di arroganza, proseguì il suo cammino. Ma il nano lo maledisse e anch'egli finì in un burrone, come l'altro fratello, senza poter andare né‚ avanti né indietro.

Nella fiaba “Le Scarpe logorate dal ballo”, l’aiutante spirituale è rappresentato da una vecchia che incontra il Soldato, il protagonista, e gli rivela il mistero sul modo in cui si consumano ogni notte le scarpe delle dodici principesse; con precisione e chiarezza gli dice:

“Non è poi così difficile, non bere il vino che ti portano la sera, e fingi di essere profondamente addormentato. - Poi gli diede una mantellina e disse: - Quando l'avrai addosso, sarai invisibile, e così potrai seguire furtivamente le dodici fanciulle”.

Nel linguaggio esoterico, spiega Rudolf Meyer, (La saggezza delle fiabe popolari tedesche, n.d.t.):

"Il Soldato, ovvero l’essere umano già evoluto spiritualmente deve imparare a superare le forze terrestri che lo costringerebbero a cadere addormentato di notte, per destarsi invece nei mondi superiori, dove l’anima si reca durante il sonno notturno. In forma spirituale egli deve imparare a muoversi nel regno dell’anima. Riceve quindi la mantellina che rende invisibili”.

Un altro tipo di soccorritore, che lavora in modo invisibile a fianco degli esseri umani si rivela, quando “Biancaneve e Rosarossa” trascorrono la notte nel bosco. Dice Meyer, al risveglio il mattino seguente vedono,

“un bel fanciullo vestito di un bianco abbagliante che stava seduto vicino al loro giaciglio. Egli s'alzò guardandole con amore e, senza dir nulla, rientrò nella foresta. Era l’Angelo, che le aveva protette dal precipizio sull'orlo del quale ignare si erano addormentate”.

Oppure è il Messo a cavallo nella fiaba di Tremotino (quindi un Messaggero, un Mercurio alato) che salva la principessa grazie alla sua intelligenza e acutezza, riuscendo a trovare il nano malefico nascosto nelle profondità del bosco, che saltella intorno al fuoco ripetendo il proprio nome. Nei tempi antichi si diceva appunto che conoscere il nome di una persona equivaleva a riconoscerne la sua intima natura.

Ma i soccorritori più numerosi nelle fiabe dei Grimm sono gli esseri elementari. A volte burberi, come il nano ne "L’Acqua della vita”, che offre il suo aiuto soltanto al terzogenito del re, che gli risponde in modo garbato, spiegando:

“perché ti sei comportato come si conviene e non con la superbia dei tuoi perfidi fratelli, ti spiegherò come puoi arrivare all'acqua della Vita”.

E con dovizia di particolari descrive tutto il percorso arduo e complesso che il terzogenito del re si troverà a fare.

“La dimensione spirituale non è raggiungibile senza una pratica attiva, senza un risveglio della coscienza dice Meyer, affinché si possa giungere ad aprire la Porta di quella dimensione (il portone del castello dove si trova l’acqua).

Anche i tre gnomi della fiaba “I tre omini nel bosco”, sono sensibili alla gentilezza e benevolenza della protagonista e non esitano ad aiutarla in ogni modo. Deliziosa fiaba invernale piena di amorevole gentilezza e compassione.

L’anima, dice Meyer, si trova ad affrontare la solitudine e l’essere lasciata a sé stessa, (la fanciulla buona mandata dalla perfida matrigna a cercare fragole nel freddo dell’inverno, con indosso soltanto con un vestitino di carta). Il suo gesto di bontà nell'offrire il suo pane ai tre omini la porterà a ricevere benedizioni e gli ambiti frutti. I frutti rossi benedetti di santo amore cristico stanno a significare il dono che riceve l’anima nel disporsi ad aiutare la Madre terra e il mondo degli spiriti della natura proprio durante il periodo del natale. (Meyer).

E non solo riceve il cestino di fragole, ma anche il dono di produrre parole che arricchiscono gli altri (ad ogni parola cade dalla sua bocca una moneta d’oro) portando luminosa saggezza dorata.

Queste figure benevole e benedicenti, saggiamente descritte nelle fiabe, ci ricordano di coltivare in noi la bontà, la gentilezza, la capacità di disporsi all'accoglienza e alla generosità.

Tutte queste qualità dell'anima sono spesso offuscate, appesantite dalle nostre ombre, dalle nostre negatività e dalle ferite non risolte o non consapevolizzate.

Aprirsi alla mano sempre tesa delle forze divine apre a nuove dimensioni e a nuove vie.