La Melodia Segreta
Si narrava di un luogo meraviglioso, lontano e sconosciuto. Veniva chiamato “il Giardino del non tempo”. Per arrivarci bisognava superare i confini del mondo. In molti avevano tentato, ma nessuno vi era mai riuscito. Si diceva che in quel luogo si potevano udire musiche celestiali e gli angeli cantare.
Questo racconto girava in lungo e in largo, dai reami ai villaggi, dai principi ai contadini, ma nessuno ne sapeva di più.
Un giorno arrivò in paese un giovane sconosciuto, riservato e gentile nei modi e di poche parole. Non aveva nessun bagaglio, all'infuori di un'appariscente bisaccia dal colore blu acceso, che teneva gelosamente stretta al petto. Arrivò e si sedette in una locanda. Mentre mangiava, seduto accanto a un fuoco scoppiettante, udì dietro alle sue spalle la voce di qualcuno che parlava, per l'appunto, di quel luogo misterioso.
“Dai racconti di viaggiatori sembra che nessuno sia mai tornato indietro per raccontare ciò che ha visto e udito e della magia di quei suoni meravigliosi. Rimane per tutti un grande mistero” disse l'uomo. Il giovane ascoltò attento e incuriosito, ma non proferì parola e si ritirò nella sua camera.
Il giorno dopo partì di buon mattino. Camminando su un sentiero costeggiato da fiori di campo, ne fece un bellissimo mazzo dai colori giallo, rosa, viola, rosso e bianco, e da fili d'erba. Li intrecciò e ne formò tanti piccoli nidi fioriti. Poi tirò fuori dalla sua bisaccia una matassa di fili d'oro, che gli era stata donata dai sacri tessitori della montagna e li aggiunse ad ogni nido. Ora risplendevano come tanti piccoli soli. Uno dopo l'altro furono appesi in punti diversi, come un segnavia luminoso lungo il cammino. Man mano che si inoltrava nel bosco, il giovane non si accorse che quelle piccole sfere avevano richiamato la presenza di tante creature invisibili, che avevano molto gradito il dono e, di sicuro, avrebbero ricambiato quel gesto di gentilezza e bellezza.
Arrivò a una grotta e vi preparò un bel fuoco per la notte. I bagliori della fiamma accesa avevano rischiarato parte delle pareti e sulla roccia erano apparsi strani codici, visibili solo con il fuoco acceso. Il giovane li osservò attentamente. Erano sicuramente indicazioni per arrivare al giardino misterioso, ma non riuscì a comprenderli. Stanco del viaggio si addormentò. In sogno gli apparve un serpente violetto con gli occhi vividi e lucenti, che gli disse: “vai dal maestro cantore nel giardino del non tempo e mostragli quei codici. Lui ti dirà a cosa servono”. Si destò di soprassalto, ancora poco tempo e la fiamma si sarebbe spenta e i codici svaniti per sempre. Rapidamente prese dalla bisaccia una tavoletta di legno e vi incise sopra i preziosi segni. Appena in tempo.
Uscito dalla grotta si avviò rapidamente verso un sentiero che condusse a una distesa d'acqua turchina. Il mare infinito. Sulla spiaggia c'erano alcuni pescatori che intrecciavano le reti, pronti a partire e seppe da loro che il giardino del non tempo si trovava al di là del mare. Lo avrebbero trasportato fin lì, poiché non potevano andare oltre. Lui avrebbe dovuto aspettare che gli uccelli sacri del luogo lo venissero a prendere. Ma nessuno li aveva mai visti. Di più non sapevano.
Così saltò su una delle barche e salparono. Durante il viaggio, però, si scatenò una tempesta. Il mare cambiò colore e divenne nero, grandi nuvole grigie cariche di pioggia si scaricarono sulla barca. Poi ci fu uno schianto, l'albero si ruppe e la barca andò in frantumi. Ormai era alla deriva. Il giovane si risvegliò che galleggiava aggrappato a un frammento della barca, solo in mezzo al mare. Mise di colpo le mani sul petto...e con sollievo sentì che la bisaccia era ancora lì. Allora tirò fuori la tavoletta di legno. Sebbene bagnata fradicia, i codici incisi ancora brillavano alla luce del sole. D'improvviso, un raggio colpì la tavoletta e si formò sull'acqua una piramide di luce. Ed ecco che arrivarono in volo gli uccelli sacri, che avevano individuato nell'immenso mare, quel segnale speciale. Portavano nel becco una rete, il giovane vi si adagiò e così alzandosi in volo lo trasportarono fino al giardino del non tempo. Il giovane ringraziò gli uccelli e ancora frastornato fece qualche passo.
Il giardino era incantevole. Si diresse verso una fontana decorata con un bellissimo mosaico, da cui scorreva un filo d'acqua color acquamarina. Ne bevve un sorso e si sentì subito ristorato. “Sei il benvenuto qui” disse una voce maschile dietro di lui. Sono il maestro cantore e questo è il giardino del non tempo. Qui i suoni sono parole e colori, sono i pensieri creatori dell'universo”. Il giovane inchinò la testa in segno di rispetto e gli porse la tavoletta di legno. Lo sguardo del maestro si illuminò. “Questi codici segreti sono i suoni di una melodia celestiale che è stata scritta per te. Se cantata nel modo corretto ha il potere di ridestare il cuore delle persone e portare prosperità e incessanti trasformazioni nel mondo. Solo qui potrai imparare a cantarla nel modo giusto e a comprenderne l'origine.
Il giovane rimaneva titubante e incredulo. Non conosceva ancora il mistero dei suoni, ma capì che quell'incontro lo avrebbe trasformato. Inoltrandosi nel giardino del non tempo insieme al maestro cantore vide da lontano un edificio splendente dalla forma inusuale e slanciata, come forgiata dall'aria.
Al suo interno una luce accecante lo fece sobbalzare e dovette proteggere gli occhi. “Ora ascolterai la melodia scritta per te, cantata dagli Angeli”. E così avvenne. Mai aveva udito suoni più incantevoli. Parlavano, descrivevano mondi infiniti e sconosciuti, di esseri come lui dai cuori splendenti di ricchezze, di colori con sfumature sconfinate. E comprese che la sostanza degli universi era fatta di colori e suoni e anche lui ne era una scintilla. Giorno dopo giorno si recò in quell'edificio e apprese il segreto di quei suoni e come cantare la melodia segreta.
“Ora dovrai tornare nel mondo”, disse un giorno il maestro cantore, “molte cose di qui le dimenticherai per riprendere il difficile viaggio di ritorno, ma la melodia rimarrà per sempre con te. Ecco, è stata incisa su questa tavoletta d'argento, così potrai suonarla e cantarla come vorrai”. Il giovane ringraziò e mise subito il prezioso dono nella bisaccia blu. Salutò il maestro cantore e il meraviglioso giardino. I sacri uccelli lo riportarono in volo sulla terraferma. Era buio, non sapeva dove andare. Da lontano vide, però, un sentiero rischiarato e man mano che si avvicinava si accorse che appesi agli alberi c'erano dei nidi fioriti splendenti. Le creature amiche li avevano portati lì, per accompagnarlo nel suo viaggio di ritorno nel mondo.
© [Anno 2026] Giulia Basili – Tutti i diritti riservati. Questa fiaba è un’opera originale, frutto di ispirazione e meditazione. È protetta dalle leggi sul diritto d’autore. È possibile condividerla solo citando l’autrice e inserendo il link diretto a questo sito: www.paesaggidifiabe.it La riproduzione totale o parziale su altri siti, libri o supporti senza autorizzazione scritta è vietata.