E Bussarono alla Porta....
Quante volte abbiamo letto questa frase in una fiaba, così come “e bussò alla porta..” Chi sarà? Cosa rappresenta quel bussare all'interno della fiaba?
Ebbene la fiaba usa questa azione per indicare la necessità di un risveglio, sia per chi bussa, sia per chi riceve il bussare. In sostanza, è una chiamata, un avviso, uno scuotimento, una richiesta di attivazione e di consapevolezza, in entrambi i sensi.
Tante domande sorgono alla mente: chi sta bussando? Perché? A quale porta? Cosa deve affrontare? La porta si aprirà o no?
Questa semplice azione narrativa, così ricca di significato, è senza dubbio un passaggio importante, annuncia un cambiamento e una svolta negli accadimenti. È un'azione mediatrice, che porta con sé anche attesa e trepidazione nella fiaba.
Bussando a una porta, anche la porta ha sicuramente la sua funzione metaforica e simbolica: in qualsiasi luogo essa si trovi, è certamente una soglia da varcare, un accesso a uno spazio-luogo più o meno definito o sicuro.
L'azione del bussare, produce una vibrazione, il toc toc è un ritmo che agisce principalmente a livello sensoriale e può portare anche a un sussulto se è improvviso. È un colpo di diversa intensità e gradazione (più o meno forte, sommessa o ripetitiva) e rivela già il tipo di comunicazione che avrà luogo e anche la reazione conseguente.
Come ad esempio nella fiaba I Tre Omini del bosco, la prima fanciulla “bussò timidamente alla porta”, segno di indole rispettosa e gentile.
Molto spesso nella fiaba il bussare a una porta da parte del/della protagonista in questione è una richiesta di intervento immediato. L'anima cerca aiuto e protezione (fame, freddo, buio, strada smarrita). Tuttavia, questo stato di oscurità e di allarme porta già in sé le condizioni per la risveglio, mediante la prova. Come accade ad esempio, in Pollicino (Perrault):
“Arrivarono finalmente alla casa dov’era la candela, non senza molta paura; perché spesso la perdevano di vista, quando scendevano in qualche sentiero più basso. Bussarono alla porta. Una buona donna venne ad aprire, e domandò che cosa volessero”.
O anche nella Casa del Bosco:
“Nell'oscurità si sentiva lo stormire degli alberi, lo strido delle civette, e la fanciulla fu presa dalla paura”. Quand'ecco, vide in lontananza un lume che brillava fra gli alberi. (…) giunse a una casa dalle finestre illuminate. Bussò, e una voce rauca gridò dall'interno: Avanti”.
Nell'osservare questo movimento in cui l'anima è allo stesso tempo attiva (io busso) e passiva (qualcuno o qualcosa sta bussando) l'anima è spinta a cercare una soluzione è infatti trova una prova da superare, che le permette di dare una svolta al destino, di smuovere se stessa e gli eventi imparando a destreggiarsi con il fattore dell'incognita.
Pollicino non sa che sta bussando alla casa dell'orco, finché non viene aperta la porta e a quel punto, non si tira indietro e mette in moto la sua logica e presenza di spirito, salvando se stesso e i fratelli e tornando a casa carico di ricchezze.
Così come la Principessa sul Pisello, essa non sa che dovrà faticosamente provare la sua vera identità per poter essere accettata e rispettata e anche lei metterà in moto le sue risorse di intelligenza e sagacia perché la sua coscienza è pronta:
“Una notte che c'era un tempo orribile, con fulmini, tuoni, e acqua a catinelle, qualcuno bussò alle porte della città, e il vecchio re andò ad aprire. Fuori dalle mura c'era una principessa”.
Quando è l'anima/coscienza a sperimentare il bussare di qualcosa o qualcuno alla sua porta, essa manifesta uno stato, di sorpresa, curiosità, attesa. Se il cuore è aperto e disponibile a ricevere accadranno eventi sorprendenti, come ad esempio nella fiaba dei Grimm, Biancaneve e Rosarossa:
“Una sera, mentre se ne stavano tutt'e due insieme, qualcuno bussò alla porta, come se volesse entrare. La madre disse:- svelta, Rosarossa, apri: Sarà un viandante che cerca ricovero”.
E compare davanti alla porta un enorme orso parlante, gentile e infreddolito, vittima di un incantesimo, che lascia trasparire sotto alla pelliccia un bagliore d'oro.
Se l'anima, pur essendo incline alla bontà e benevolenza, ha ancora dei lati da maturare, come in Biancaneve, si fa tentare e sedurre dal desiderio (stringhe colorate, fermaglio, mela rossa ) e la sua prova sarà proprio di affrontare l'inganno della regina.
“Così camuffata, passò i sette monti e arrivò fino alla casa dei sette nani; bussò alla porta e gridò: -roba bella, comprate! Comprate!- comprate! (…) Questa brava donna posso lasciarla entrare" pensò Biancaneve "ha buone intenzioni."
Infatti a distanza di tre volte questo busserà alla sua porta ma lei non lo riconoscerà, fino alle conseguenze drammatiche. Ma anche qui, la fiaba ci mostra come il destino non sia definitivo e l'anima dopo prove ed errori, può sempre risorgere e purificarsi nei piani superiori della coscienza e raggiungere il suo io spirituale (le nozze con il principe)
Domandiamoci quindi: siamo noi a bussare a una porta, o qualcosa/qualcuno sta bussando alla nostra porta? Non è forse la stessa cosa? Non siamo forse noi ad attrarre gli eventi, mediante la nostra energia del pensiero e del sentire? che siano percorsi di vita, nuove conoscenze, persone, situazioni? Questi eventi bussano alla nostra porta, chiedono di poter entrare, di manifestarsi e spesso esigono un impegno attivo e un risveglio di consapevolezza.
A volte non apriamo, non rispondiamo o non sappiamo cosa fare. Nella fiaba, alla fine, la porta viene sempre aperta, anche al pericolo, perché è proprio in quel momento che si svela l'occasione di crescita.