Dognipelo - La Difficile Ricerca della propria Essenza
Cosa cerca dirci la fiaba?...che siamo qui per evolvere, migliorare e manifestare la nostra vera essenza di luce, attraversando prove e ostacoli. Solo quell'essenza resa consapevole e integrata può essere al servizio dell'umanità e del creato.
Ci sono alcune fiabe, che io chiamo fiabe di “mascheramento” (ad es. Pelle d'Orso, L'asinello, Pelle d'asino, Biancaneve e Rosarossa, la Bella e la Bestia, dove il personaggio, si nasconde, si copre, si protegge o vive un incantesimo, per cui viene trasformato in animale. Perché accade ciò? Il personaggio adatta la pelle animale come sua seconda pelle, dietro cui celare la propria vera identità. Non è ancora pronto a mostrare la sua essenza, o la mostra solo in parte, timidamente, e in modo fuggevole senza incarnarla veramente.
È molto interessante perché questa dinamica è esattamente quello che facciamo nel nostro cammino di vita. Per arrivare a scoprire e contattare la nostra vera essenza (che è di natura spirituale) spesso ci vogliono vite intere. Ogni tanto la vediamo luccicare (ad esempio con un abito splendente o un frammento di veste dorata).
In tutte le fiabe il motivo cardine è proprio quello del difficile percorso alla scoperta di sé, sviluppato e descritto con eventi e situazioni differenti, ma di fondo esse rivelano sempre un lungo processo di consapevolezza che guida all'unione con lo spirito (le nozze finali)
È un cammino spesso doloroso e articolato, in cui si abbandonano le proprie certezze e sicurezze (ad es. la casa paterna) perché è in atto una crisi, un conflitto, una domanda profonda. Ogni singola fiaba risponde a una domanda sull'esistenza, sulle nostre origini spirituali, alla ricerca del senso di ogni evento, e con la necessità di mettere in campo le risorse interiori, per poter vivere in senso pieno, ricongiunti con un principio superiore.
Nella fiaba dei Grimm, Dognipelo, la protagonista per sfuggire a un destino avverso, sceglie di nascondere la sua identità e quindi di camuffarsi, indossando un singolare e grande mantello cucito con molteplici pelli di ogni tipo di animale.
Scurendosi il volto di nero, essa diventa temporaneamente qualcun altro, immergendosi in un altra parte di sé, prima sconosciuta e ora necessaria alla sopravvivenza. Chi siamo in verità? Non lo sappiamo, finché non ci mettiamo alla prova e non ci esponiamo, finché non compiamo un viaggio, allontanandoci o fuggendo da tutto, ed entrando in un bosco, magari di notte.
“E camminò tutta la notte, finché giunse a un gran bosco. E, stanca com'era, si mise dentro un albero cavo e si addormentò”.
Perché nascondersi, se si è una principessa con origini così nobili?
È perché essa non crede più che quell'origine solare sia sufficiente per vivere in un ambito familiare così disagiato e soprattutto per prendere le distanze dal passato, esplorando altri modi di essere, sperando di riprendere, un giorno, con consapevolezza, la propria vera identità.
La fanciulla dai capelli d'oro, dall'aura splendente, si spinge timorosa verso un cammino di esperienze sconosciute, dolorose e modeste, fuori da un'area familiare, ormai degenerata.
In questa bellissima fiaba, intensa e ricca di riferimenti cosmici, gli accadimenti sono sconvolgenti e molto problematici. Non c'è una strega, un mago, o un nano cattivo da affrontare, non ci sono mostri, bensì un principio morale e divino che viene calpestato e infangato.
È come se la luce del Sole si sia spenta, nel momento in cui il materno luminoso, prima di morire, lancia per il futuro
un'ingiunzione incombente, paralizzante e statica, priva di possibili cambiamenti.
“Se dopo la mia morte vuoi sposarti di nuovo, non prendere una che sia meno bella di me e non abbia i capelli d'oro come i miei: devi promettermelo”.
Anche lei, dunque, la fanciulla dai capelli d'oro, come sua madre, portatrice di energia di bellezza, non potendo accettare l'imposizione di una relazione affettiva innaturale e distorta con il re suo padre, preferisce scomparire, nascondendosi in una sorta di bozzolo, avvolta da da tutti gli istinti e le emozioni, racchiusi nelle miriadi di frammenti di pelli di animali di ogni tipo, cuciti in uno splendido mantello.
Per lungo tempo quello sarà il suo modo di apparire, di vivere e di conoscere, la sua unica fonte di calore. Protetta da ogni altra intrusione, l'anima darà poi inizio alla sua metamorfosi.
“Tanto più inorridì la figlia, quando conobbe il proposito del padre; ma sperava di poterlo ancora dissuadere” (…) Quand'ella vide che non c'era più speranza di mutare il cuore del padre, risolse di fuggire. Di notte, mentre tutto dormiva, si alzò (…) indossò il manto di pellicce d'ogni sorta e si annerì il viso e mani con la fuliggine..”
Come viviamo quanto stiamo così? In fuga, da soli, di notte, lasciando il conosciuto per lo sconosciuto, confusi e amareggiati... in balia del destino.
Come pensa, in questo caso, la sfera animica? (la principessa) immaginiamo un soliloquio...
“Entro in un altra pelle, faccio una nuova esperienza, mi camuffo, accetto ogni condizione, subisco, scendo di rango, pur di non vivere più in un regno ambiguo e malsano, dove sono rinnegati i principi divini, non posso rimanere, devo fuggire, dove posso nascondermi?”
La sfera affettiva è in uno stato di confusione e agitazione, ma nell'intimo, l'essenza può ancora dare dei comandi prima della fuga. Ed ecco la richiesta degli abiti cosmici, la sostanza di cui si intesse l'anima purificata.
I meravigliosi abiti che la principessa chiede al re, prima di fuggire e che risplendono della luce degli astri del firmamento. sono una chiave simbolica molto importante in tutta la fiaba. Non sono abiti terreni ovviamente, ma dipingono gli involucri di luce di un'anima che ha raggiunto uno stato evolutivo cosmico elevatissimo, connessi alle dimensioni celesti del sole, della luna e delle stelle.
E qui si avvicinano mondo ultraterreno e mondo animale, sostanza eterea e soprannaturale e istinti, brame ed emozioni di ogni tipo
“voglio anche un mantello fatto con pellicce d'ogni sorta, e ogni animale del vostro regno deve dare un pezzo della sua..(...) e i suoi cacciatori dovettero catturare tutti gli animali del regno e togliere un pezzo di pelle a ciascuno”;
Affinché l'essere solare possa integrarsi in modo consapevole, è necessaria l'esperienza cosciente dell'intera sfera istintiva, di tutti gli animali nel regno paterno. Una purificazione dolorosa e spaventosa. Come per i sacrifici degli animali in favore della divinità nei tempi passati, anche qui la totalità del mondo animale si immola umilmente per permette all'essere umano di elevarsi.
L'intera specie animale si riversa in brandelli di pelo nel grande mantello protettivo e caldo. Ogni singolo istinto rivela all'anima il suo segreto e la sua peculiarità. L'istinto, si sa, se ben orientato può essere molto importante a livello intuitivo, ma poi deve essere trasceso per ascendere a conoscenze più elevate. Quando diventerà parte integrante unificata dell'essere umano, allora anche la dimensione istintiva potrà essere superata.
La principessa (l'anima rinnovata) sceglie un modo molto singolare per distinguersi dalla madre e per entrare in una nuova dimensione del sentire (il nuovo regno): di soppiatto, partendo dal rango più basso, non dando nell'occhio.
Infatti dopo un lungo apprendistato di auto-sacrificio come misera sguattera, comincia gradualmente a desiderare di “elevarsi”, di “salire” per vedere cosa accade nei piani alti. Ma per accedere a quei luoghi occorrono altre “vesti” dell'anima, altri “permessi” per entrare in quelle stanze.
E sebbene ancora con un certo timore, l'anima appare per tre volte in tutta la sua bellezza con gli abiti cosmici sfolgoranti, “uno d'oro come il sole, uno d'argento come la luna, e uno lucente come le stelle”, sconvolgendo il mondo esterno.
L'anima sonda il terreno e coraggiosamente comincia a lasciare gradualmente le sue tracce luminose. I minuscoli segnali lasciati ogni volta da Dognipelo nella gustosa minestra del re (i tre oggetti nobili, “un anello d'oro, un piccolo filatoio e un piccolo aspo, anch'essi d'oro”) creano ormai un precedente da cui non si torna indietro.
La principessa (l'anima) invia le sue conquiste all'io spirituale, perché ha bisogno di completarsi. Dall'annullamento di sé e del suo ego alla completezza dell'unione perfetta. La soglia è superata. Dopo il dolore e la sofferenza, c'è lo svelamento a lungo atteso e preparato. L'anima si unifica e si integra con il suo io genuino.
Ora sa chi è e la sua aura dorata può tornare a risplendere liberamente in tutta la sua bellezza.
“E quando ella fece per liberarsi e correr via, il manto di pelo si aprì un poco, scoprendo lo scintillìo dell'abito. Il re afferrò il mantello e glielo strappò. Allora apparvero i capelli d'oro; ed eccola in tutto il suo splendore, che ormai non poteva più nascondere”.
L'essenza è come la Chiave d'Oro delle fiabe, è lì e aspetta di essere trovata aprendo le porte che ci troveremo davanti, per poter accedere ai tesori dell'universo.